Speciale esame avvocato. Parere svolto d diritto civile.

dic 02, 2013 da

Traccia n. 1, esercitazione del 23.11.2013

 Svolgimento a cura del Dott. Giuseppe Nastasi

Con  sentenza del 13 aprile 2008 il Tribunale di Bari – adito dalla Alfa  s.p.a.  nei confronti della s.r.l. Gamma, rispettivamente alienante e acquirente di un macchinario – condannò la convenuta a pagare all’attrice il corrispettivo residuo della vendita; respinse le riconvenzionali di riduzione dei prezzo, di risarcimento di danni e di condanna dell’altra parte a riparare il bene, formulate nel presupposto che in esso fossero presenti vizi di funzionamento. Impugnata dalla soccombente, la decisione è stata confermata dalla Corte d’appello di Bari, che con sentenza dei 31 maggio 2013 ha rigettato il gravame, ritenendo prescritto ai sensi dell’art. 1495 c.c. il diritto di garanzia fatto valere dalla compratrice ed escludendo la ravvisabilità nella specie di una ipotesi di aliud pro alio. Sosteneva la Corte d’appello che il riconoscimento dei vizi e l’impegno a eliminarli, da parte della s.p.a. Alfa, avrebbe avuto  l’effetto di assoggettare alla prescrizione ordinaria decennale, anziché a quella annuale, il diritto di garanzia fatto valere dalla s.r.l. Gamma mediante l’azione quanti minoris. Il candidato, premessi brevi cenni sulle azioni previste a garanzia del compratore nel contratto di compravendita, assunte le difese della Gamma srl rediga motivato parere circa le possibilità di un’eventuale accoglimento del ricorso per cassazione.

Nel caso sottoposto al nostro esame, la società Gamma s.r.l. £e stata condannatao in primo grado e in appello a pagare il prezzo convenuto per l’acquisto di un macchinario dalla società Alfa s.p.a. Le domande riconvenzionali di riduzione del prezzo, di risarcimento dei danni e di condanna del venditore alla riparazione del bene affetto da vizi di funzionamento, proposte da Gamma, sono state tutte respinte. In particolare, la sentenza resa in appello ha escluso la ravvisabilità di una consegna di aliud pro alio e ha rilevato che il riconoscimento dei vizi da parte della venditrice comporta la prescrizione decennale – piuttosto che annuale – del diritto di garanzia. Ci si chiede quali siano le probabilità di accoglimento di un eventuale ricorso per la cassazione della sentenza d’appello.

Come verrà spiegato, l’accoglimento di un tale ricorso è improbabile. Prima però di esporre nel dettaglio i motivi di tale orientamento, è opportuno svolgere alcune premesse in merito alle azioni ipoteticamente esperibili da Gamma.

Come si sa, il contratto di compravendiata, mediante il quale si trasferisce la proprietà di una cosa ovvero un altro diritto contro un prezzo (art. 1470 c.c.), comporta determinate obbligazioni in capo al venditore e al compratore. Tra le più importanti, vi sono gli obblighi, per il venditore, di consegnare la cosa convenuta e di garantire il compratore dall’assenza di vizi (art. 1476 c.c.), e, per il compratore, di pagare il prezzo nel tempo e nel luogo stabiliti (art. 1498, comma I, c.c.).

Più in particolare, la garanzia per i vizi della cosa che il venditore è tenuto a offrire riguarda i vizi che rendano la cosa inidonea all’uso ovvero ne comportino un’apprezzabile riduzione di valore (art. 1490, comma I, c.c.). Sono questi i cosiddetti vizi redibitori, la cui esistenza legittima il compratore a chiedere la risoluzione del contratto o la riduzione del prezzo convenuto (art. 1492, comma I, c.c.), nonché il risarcimento del danno (salvo che il venditore non ignorasse senza colpa i vizi della cosa: art. 1494, comma I, c.c.).

Perché il compratore possa esperire le suddette azioni redibitoria, quanti minoris e risarcitoria, egli ha l’onere di denunziare i vizi della cosa entro un breve termine dalla consegna, a pena d’imbattersi nelle decadenze previste dall’art. 1495, commi I e III, c.c. Oltre alle ipotesi di decadenza, la legge prevede un termine di prescrizione breve del diritto di garanzia: un anno dalla consegna (art. 1495, comma III, c.c.).

In applicazione dei principi generali in tema di decadenza (art. 2966 c.c.), ben può il venditore rinunciare ad avvalersi della decadenza – ciò che egli ha implicitamente fatto, nel caso di specie, ammettendo l’esistenza del vizio e rendenzo così superflua la tempestiva denunzia (art. 1495, comma II, c.c.).

Quanto al termine di prescrizione (che, come si è detto, decorre dalla consegna), non risulta dall’esposizione dei fatti se la cosa sia stata consegnata entro l’anno precedente la proposizione delle domande riconvenzionali – le quali, in quanto idonee a manifestare inequivocamente la volontà del compratore di avvalersi del diritto di garanzia, avrebbero utilmente interrotto il decorso del termine prescrizionale – ovvero dalla dichiarazione del venditore di impegnarsi a eliminare i vizi – che, riconoscendo il debito, avrebbe egualmente prodotto l’effetto interruttivo. Appare comunque probabile che tali circostanze non si siano verificate, e dunque la prescrizione fosse già maturata al tempo della proposizione delle domande riconvenzionali, precludendo al compratore l’utile esercizio dei diritti di garanzia, di riduzione del prezzo o al risarcimento del danno.

È vero che il venditore potrebbe rinunciare ad avvalersi della maturata prescrizione (art. 2937, comma II, c.c.), ma non risulta che l’abbia fatto o abbia intenzione di farlo.

Verificandosi tali circostanze, deve ritenersi che un eventuale ricorso in cassazione costituirebbe un vano tentativo di far valere diritti ormai prescritti.

Meglio sarebbe che Gamma accettasse l’impegno di Alfa a eliminare il vizio. Salva la prescrizione dei diritti di cui si è parlato, tale accordo costituirebbe una vera e propria novazione, facendo sorgere, in capo a Gamma, un nuovo ed autonomo diritto (sottoposto all’ordinario termine di prescrizione decennale) a ottenere l’eliminazione dle vizio (in tal senso si è espressa la recentissima giurisprudenza di legittimità, Cass. Sez. Un., 21 giugno 2005, n. 13294 e 25 giugno 2013, n. 15992).

Né potrebbe giungersi a diversa conclusione attraverso il riferimento all’art. 1497 c.c. in tema di mancanza di qualità della cosa. Non solo tale disposizione prevede, al comma II, gli stessi termini di decadenza e prescrizione dell’art. 1495 c.c., ma anche richiede che il vizio sia particolarmente grave e che vi sia stata colpa in capo al venditore (il rimedio offerto dall’art. 1497 c.c. è infatti un’ipotesi particolare della generale rescissione del contratto, la quale presuppone inadempimento colpevole: art. 1453, comma I, comb. disp. con art. 1218 c.c.; in tal senso, Cass. 29 aprile 2010, n. 10285).

Non sembrano poi sussistere elementi che possano portare a ritenere che la cosa fosse (non semplicemente viziata, ma addirittura) di genere e funzione economico-sociale affato diversi rispetto a quanto pattuito. In tali circostanze, che come detto non sembrano verificate nel caso di specie, potrebbe configurarsi quella consegna di aliud pro alio che, esulando del tutto dall’ipotesi dei vizi della cosa (e dalla relativa disciplina, inclusi i termini di decadenza e prescrizione), legittimirebbe all’esercizio dell’azione di rescissione (in tal senso, già Cass., 19 gennaio 1995, n. 593 e, più di recente, Cass., 9 ottobre 2012, n. 17227).

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