Esame avvocato 2014: parere svolto di diritto civile sulle azioni edilizie nella compravendita

nov 02, 2014 da

Parere di diritto civile 31/10/2014 ROMA

Con sentenza del 13 aprile 2009 il Tribunale di Bari- adito dalla Alfa s.p.a nei confronti della s.r.l. Gamma, rispettivamente alienante e acquirente di un macchinario- condannò la convenuta a pagare all’attrice il corrispettivo residuo della vendita; respinse le riconvenzioni di riduzione del prezzo, di risarcimento di danni e di condanna dell’altra parte a riparlare il bene, formulata nel presupposto che in esso fossero presenti vizi di funzionamento. Impugnata dalla soccombente la decisione è stata confermata dalla Corte d’appello di Bari, che con sentenza del 31 maggio 2014, ha rigettato il gravame, ritenendo prescritto ai sensi dell’art. 1495 c.c. il diritto di garanzia fatto valere dalla compratrice ed escludendo la ravvisabilità nella specie di una ipotesi di aliud pro alio. Sosteneva la Corte d’appello che il riconoscimento dei vizi e l’impegno di eliminarli, da parte della s.p.a. Alfa, non avrebbe avuto l’effetto di assoggettare alla prescrizione ordinaria decennale, anziché a quella annuale, il diritto di garanzia fatto valere dalla s.r.l. gamma mediante l’azione quanti minoris. Il candidato, permessi brevi cenni sulle azioni previste a garanzia nel contratto di compravendita, assunte le difese della Gamma srl rediga motivato parere circa la possibilità di un eventuale accoglimento del ricorso per cassazione.

svolgimento a cura di C. Carvelli

A norma dell’art. 1490 c.c., il venditore è tenuto a garantire che la cosa venduta sia immune da vizi che la rendono inidonea all’utilizzo cui è destinata ovvero ne diminuiscono in modo apprezzabile il valore. Il vizio può consistere, dunque, sia in una imperfezione materiale della cosa che incide sulla sua idoneità ad essere utilizzata sia sulla mancanza di qualità che si concretizza nella carena dei requisiti di funzionalità, utilità e pregio che la cosa dovrebbe presentare. In merito alla garanzia per i vizi della cosa venduta, innanzitutto è bene chiarire che il compratore potrà reclamare per le vie legali solo quelli che la dottrina definisce “occulti”, nel senso che l’acquirente, al momento della stipula, non solo non ne aveva effettivamente conoscenza, ma non avrebbe potuto neppure rilevarli utilizzando l’ordinaria diligenza.

Nel caso in cui, però, si riesca a dimostrare che il venditore aveva dichiarato che la cosa era priva di vizi, la garanzia è dovuta perfino se i vizi erano facilmente riconoscibili (art. 1491 c.c.). I vizi, poi, devono essere giuridicamente rilevanti e lo sono solo quelli di gravitàsufficiente a rendere il bene inidoneo all’uso a cui è destinato o tali da diminuire in modo apprezzabile il valore (1490 c.c.). Il compratore della cosa viziata è tutelato con le azioni edilizie che sono: la risoluzione del contratto (azione redibitoria), e la riduzione del prezzo (azione quanti minoris), prevista dall’art. 1492 comma 2 c.c.

L’azione redibitoria non è un’azione sui generis, ma ha la stessa natura dell’azione generale di risoluzione per inadempimento; trova il proprio fondamento in un difetto funzionale della causa che sussiste indipendentemente dall’eventuale colpa o dolo del venditore. La risoluzione del contratto comporta, per sua natura, il ripristino della situazione anteriore, così come previsto dall’art. 1493 c.c. il venditore deve restituire il prezzo e rimborsare le spese ed i pagamenti legittimamente fatti per la vendita, mentre il compratore deve restituire le cose vendutegli.

Questa restituzione non potrà avvenire se la cosa sia perita in conseguenza dei vizi (artt. 1492 comma 3 e 1493 comma 2). L’azione estimatori, invece, consiste nella riduzione del prezzo in rapporto alla minore utilità offerta della cosa al compratore; tale riduzione si eseguirà diminuendo il prezzo pattuito di una percentuale pari a quella che rappresenta la menomazione che il valore effettivo della cosa subisce a causa dei vizi. Le due azioni sono tra loro alternative e la scelta di una è irrevocabile quando sia proposta con domanda giudiziale (1492 c.c.).

Il compratore decade dal diritto alla garanzia se non denuncia i vizi al venditore entro 8 giorni dalla scoperta, salvo diverso termine stabilito dalle parti o dalla legge; la denuncia non è necessaria se il venditore ha riconosciuto l’esistenza del vizio o l’ha occultato. In ogni caso, il compratore può promuovere un’azione di risarcimento del danno ex art. 1494 c.c. a tal proposito si può ricordare come dottrina e giurisprudenza ritengono che si applicano i brevi termini di prescrizione di cui all’art. 1495 c.c.

Tornando al caso di specie, si tratta di verificare se la società Gamma, convenuta dalla s.p.a Alfa al pagamento del corrispettivo residuo della vendita di un macchinario mal funzionante, possa  o meno confidare nell’accoglimento del ricorso per Cassazione. La stessa, infatti, è risultata soccombente sia in primo che in secondo grado sulla base del rilievo dell’intervenuta prescrizione del suo diritto di garanzia ai sensi dell’art. 1495 c.c. nel termine di un anno.

La questione centrale del parere sottoposto alla nostra attenzione attiene alriconoscimento dei vizi e l’impegno a eliminarli, da parte della s.p.a. Alfa che, seppure non comporta una novazione, avrebbe avuto comunque l’effetto di assoggettare alla prescrizione ordinaria decennale, anzichè a quella annuale, il diritto di garanzia fatto valere dalla s.r.l. Gamma mediante l’azione quanti minoris. La soluzione di tale questione di massima, reputata di particolare importanza, ha prospettato l’opportunità di assegnare il ricorso alle sezioni Unite.

Sul punto, la giurisprudenza di legittimità è univocamente orientata nel senso che l’impegno del venditore a riparare il bene implica il riconoscimento del vizio da cui esso èaffetto e impedisce quindi la decadenza comminata al compratore dall’art. 1495 c.c. per il caso di mancata tempestiva denuncia; l’obbligazione assunta è autonoma e distinta della garanzia che legittima l’esercizio delle azioni di riduzione del prezzo o di risoluzione del contratto, soggette alla prescrizione di un anno dalla consegna, stabilita dalle stesso art. 1495 c.c.; il consenso del compratore (che può essere dato eventualmente per facta concludentia, ma è comunque necessario, trattandosi di operare su un bene ormai di sua proprietà) fa sorgere quindi un nuovo e differente diritto, la cui prescrizione, appunto in ragione di tale diversità, non è disciplinata dalla norma sopra citata e si compie pertanto nel termine ordinario di dieci anni ( Cass. 2, sez. 12 maggio 2000 n. 6089).

E’ stato altresì precisato che l’impegno a eliminare i vizi non determina di per sè la sostituzione della nuova obbligazione alla precedente e l’estinzione di questa, poichè un tale effetto novativo, per il disposto dell’art. 1230 c.c., deve conseguire soltanto ad una espressa volontà manifestata in tal senso dalle parti, sicchè di regola le due obbligazioni coesistono. Con riferimento a questa ipotesi, con la stessa sentenza, si è altresì affermato – ma il tema era estraneo alla materia del contendere devoluta in quella sede “che il termine di prescrizione decennale si applica anche alle azioni di riduzione del prezzo e di risoluzione del contratto, poichè “si tratta di assegnare un significato, ai fini dell’esercizio delle azioni edilizie e del relativo termine prescrizionale, alla circostanza che fra le parti èin corso, un tentativo di far ottenere dal compratore il risultato che egli aveva il diritto di conseguire fin dalla conclusione del contratto di compravendita. E altro significato non puòessere che quello di svincolare il compratore dai termini e condizioni per l’esercizio delle azioni edilizie, atteso che queste non vengono da lui esercitate in pendenza degli interventi del venditore finalizzati all’eliminazione dei vizi redibitori, al fine di evitare di frapporre ostacoli, secondo le regole della correttezza (art. 1175 c.c.), alla realizzazione della prestazione cui il venditore è tenuto” (Cass. sez. un. 21 giugno 2005 n. 13294).

Alla stessa conclusione è poi pervenuta anche Cass. sez. 3, 14 gennaio 2011 n. 747 ma per ragioni diverse: sulla scorta di una concezione procedimentale della garanzia dei vizi, caratterizzata “da un suo momento genetico (la stipula della convenzione negoziale di compravendita), da un suo (eventuale) momento attuativo/correttivo (l’offerta/richiesta sostitutivo/riparatoria), da un suo momento “processuale attuativo/risarcitorio/caducatorio (richiesta di esatto adempimento/riduzione del prezzo/risoluzione speciale)”, si è ritenuto “evidente come il riconoscimento operoso del venditore sia idoneo ad esaurire definitivamente, sul piano funzionale, una fase del rapporto inter partes, ivi comprese le limitazioni temporali, affatto eccezionali, connesse con le esigenze di stabilità negoziale…, onde la sostituzione, a quegli originari termini iugulatori, dell’ordinanza regula iuris della prescrizione ordinaria, una volta emersa, in via definitiva e con l’accordo delle parti, la nuova e reale giustapposizione di diritti e obblighi (alla riparazione/sostituzione) del compratore e del venditore”, con conseguente esclusione della “perdurante operatività dei limiti (decadenziali e) prescrizionali stabiliti, in via eccezionalmente derogativa, dall’art. 1495 c.c. per tutte le azioni “di garanzia”, e dunque tanto per le azioni edilizie che per quella di esatto adempimento”.

In queste disposizioni si esaurisce la regolamentazione dell’istituto, che pone quindi il venditore in una situazione non tanto di “obbligazione”, quanto piuttosto di “soggezione”, esponendolo all’iniziativa del compratore, intesa alla modificazione del contratto di vendita, o alla sua caducazione, mediante l’esperimento rispettivamente dell’actio quanti minoris o dell’actio redibitoria. Il venditore deve subire tali effetti, che si verificato nella sua sfera giuridica ope iudicis, senza essere tenuto ad eseguire alcuna prestazione, a parte il dare il solvere derivanti dai doveri di restituzione e di risarcimento. La diversa obbligazione di facere, che egli assume impegnandosi a eliminare i vizi della cosa, se non dà luogo all’estinzione per novazione della garanzia apprestata dagli artt. 1490 ss. c.c., sicchè non vi è spazio per ritenere che possa influire sulla sua disciplina, in particolare trasformando da annuale in decennale il termine di prescrizione previsto dall’art. 1495 c.c., che èinsuscettibile di modificazioni per volontà delle parti, stante il divieto sancito dall’art. 2936 c.c.

Dunque l’ulteriore diritto, che il compratore acquisisce, è soggetto alla prescrizione ordinaria decennale, in quanto è estraneo alla previsione degli artt. 1490 s. c.c., ma proprio per questa stessa ragione resta applicabile alle azioni edilizie, che al compratore stesso già competevano, la prescrizione annuale che per esse specificamente è stabilita.

In conclusione, alla luce di quanto sinora esposto si ritiene esperibile un ricorso per Cassazione, in quanto in tale sede la società Gamma potrà dimostrare l’errore di diritto in cui è incorsa la Corte d’appello di Bari nell’escludere che il termite di prescrizione fosse decennale, anziché annuale, con la conseguenza che la Gamma s.r.l. sarebbe ancora in termini per far valere il suo diritto di garanzia.

Dottrina Civile, Giurisprudenza Civile

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