Ordine pubblico economico e tutela del consumatore.

nov 02, 2016 da

FLAVIA MARIA LUISA MODICA

Corso ordinario magistratura online 2016/2017

TRACCIA n. 3 DIRITTO CIVILE ( Advanced) – ESERCITAZIONE 28/10/2016

Ordine pubblico economico e tutela del consumatore

SVOLGIMENTO

La tematica dell’autonomia contrattuale, quale species dell’autonomia negoziale, e dei suoi limiti, è stata oggetto, nel corso degli anni, di un processo di evoluzione e costante modifica, alla luce delle sensibilità giuridiche del periodo storico di riferimento. E’ in questo ambito d’indagine che deve inserirsi la riflessione sull’ordine pubblico economico, quale limite all’autonomia negoziale, e sulla tutela del consumatore quale esempio di disciplina legislativa finalizzata a realizzare un equo bilanciamento tra interessi commerciali e negoziali, da un lato, e interessi generali e di protezione, dall’altro.

Nello stato liberale ottocentesco l’autonomia negoziale era considerata lo strumento principe di affermazione dell’individuo e di esercizio delle libertà allo stesso riconosciute. L’intervento statale, inteso in termini prettamente negativi, concepiva come marginali ed eccezionali le limitazioni imposte dal legislatore all’autonomia dei contraenti. Né è una riprova la norma del Codice Civile del 1865 che, in tema di integrazione del contratto, presentava una gerarchia delle fonti invertita rispetto a quella che oggi conosciamo, riscontrabile all’art. 1374 c.c., e che metteva al primo posto, l’equità, seguita dagli usi, e da ultimo dalle leggi. Tale disposizione giustificava l’eterointegrazione del contratto ad opera di norme di legge, solo laddove non fossero operanti i primi due criteri, al fine di limitare il più possibile l’incidenza del legislatore sul regolamento contrattuale.

Con il Codice del 1942, che segna il passaggio ad uno stato sociale ed interventista, e che mira altresì a mantenere un controllo sull’operato dei privati, strumentale al mantenimento del regime dittatoriale, se da un lato si afferma e si riconosce l’autonomia dei contraenti, dall’altro si impongono quali limiti espliciti alla stessa le leggi e le norme corporative. Si riconoscono altresì al giudice poteri d’intervento sul regolamento contrattuale, come nelle ipotesi del contratto concluso in stato di pericolo o di bisogno, entrambi rescindibili rispettivamente, ai sensi degli artt. 1447 e 1448, o di eccessiva onerosità sopravvenuta del contratto, ex art. 1467. Sono tuttavia ipotesi in cui l’intervento del giudice è di norma consentito solo su istanza di parte.

Con l’entrata in vigore della Costituzione l’impianto del Codice Civile non viene modificato, ad eccezione dell’abrogazione dei riferimenti alle norme corporative, ma è semmai oggetto di un processo di interpretazione costituzionalmente orientata delle sue disposizioni. La Carta costituente se da un lato fornisce un fondamento costituzionale all’autonomia negoziale, individuato dalla dottrina nell’art. 41, che tutela l’iniziativa economica privata e dunque indirettamente l’autonomia contrattuale, quale strumento di esercizio della stessa; dall’altro pone ulteriori limiti alla libertà dei contraenti, da individuarsi nei diritti fondamentali della persona.

Anche il diritto comunitario ha giocato un ruolo tutt’altro che secondario nel delineare la disciplina degli atti negoziali, in generale e relativamente a specifici settori. A tal proposito può darsi atto di un’evoluzione interna al diritto comunitario in materia di limitazioni all’autonomia contrattuale. Mentre queste, infatti, in un primo momento erano dettate principalmente da esigenze economiche, di armonizzazione delle legislazioni al fine di facilitare i traffici commerciali, nonché di tutela della concorrenza, nel tempo si è registrata una maggiore sensibilità alla tutela della persona e della sua dignità, oggi sancita dal Tratto di Lisbona e dalla centralità assunta dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea (Carta di Nizza) nell’ordinamento comunitario. L’affermarsi di questa concezione personalista del diritto ha portato ad un mutamento degli interventi del legislatore comunitario in materia contrattuale, orientati, oggi, a garantire, non solo la tutela dei traffici commerciali, ma, in primis, il rispetto dei diritti fondamentali della persona.

La disciplina in materia contrattuale può quindi definirsi il risultato di interventi multilivello, che delineano un quadro ben più complesso di quello risultante all’indomani dell’entrata in vigore dell’attuale Codice civile.

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