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Concorso apparente di norme e scindibilità del reato complesso.

Marta Rovera

Sussiste concorso apparente di norme qualora un fatto di reato appaia integrante due differenti fattispecie, sicché si renda necessario, per l’interprete, stabilire quale delle due norme sia applicabile al caso concreto.

Il criterio normativo per risolvere tale apparente conflitto interno all’ordinamento è il principio di specialità disciplinato dall’articolo 15 del Codice Penale a mente del quale “quando più leggi penali o più disposizioni della medesima legge penale regolano la stessa materia, la legge o la disposizione di legge speciale deroga alla legge o alla disposizione di legge generale, salvo che sia altrimenti stabilito”.

Il principio di specialità stabilisce, dunque, la prevalenza della norma speciale sulla norma generale, in caso entrambe le disposizioni regolino la stessa materia. Il legislatore non definisce, tuttavia, in base a quali criteri si debba considerare medesima la materia trattata.

Si registrano in proposito una serie di teorie elaborate dalla dottrina e dalla giurisprudenza volte a riempire di significato pratico la disposizione di cui all’articolo 15.

In presenza del requisito normativo costituito dalla “medesima materia”, sono stati, dunque, proposti, tra gli altri, i criteri di specialità bilaterale o reciproca e per aggiunta, poi accolti dalla giurisprudenza, sulla scorta dei quali si ritengono speciali quelle disposizioni contenenti elementi ulteriori e differenziali rispetto alla diversa disposizione astrattamente applicabile.

La norma così individuata, troverà, sola, applicazione in virtù del principio di specialità. Al contrario, ove non si ritenga sussistere il rapporto di specialità (desumibile talvolta in via letterale dalla clausola di riserva espresse dal legislatore), si dovranno applicare le norme sul concorso formale di reati.

La giurisprudenza, ad esempio, ritiene unanimemente e pacificamente assorbito il reato di violenza privata nei più gravi delitti di estorsione, lesioni, o violenza sessuale. Ancora, si afferma il rapporto di specialità tra i reati di diffamazione e calunnia, con applicazione di quest’ultimo in quanto speciale ed assorbente di tutto il disvalore del primo.

Di contro la Corte di Cassazione dichiara sussistere concorso formale tra il reato di malversazione ai danni dello Stato (316 bis) e la truffa aggravata con il conseguimento di erogazioni pubbliche (340 bis) o, ancora tra la truffa e il reato di falso in assegno, con conseguente applicazione del cumulo giuridico in luogo della pena del reato che fosse ritenuto speciale.

Il concorso apparente di norme si distingue dal concorso materiale di reati, che viene integrato quando un soggetto viola diverse disposizioni di legge mediante la commissione di più azioni od omissioni. Si applica in tal caso il regime del cumulo materiale di reati – temperato dai limiti di cui agli articoli 78 e 79 – salvo che venga integrato l’istituto del medesimo disegno criminoso ex articolo 81 capoverso del Codice il quale consente l’applicazione del cumulo giuridico.

Si distingue, altresì, dal concorso formale di reati, disciplinato dall’articolo 81 primo comma c.p., il quale, invece, sussiste quando un soggetto viola diverse disposizioni di legge ovvero diverse volte la medesima disposizione di legge mediante un’unica azione od omissione. Viene applicato in tal caso il regime del cumulo giuridico che consente di evitare inasprimenti eccessivi di pena nelle ipotesi in cui il cui l’agente, pur responsabile degli eventi procurati e della propria condotta, si sia posto contro l’ordinamento una sola volta commettendo un’unica azione od omissione. Si pensi, in proposito, a titolo esemplificativo, all’omicidio colposo ex articolo 589 del Codice, che provochi la morte o le lesioni di più persone.

Il legislatore sancisce espressamente l’inapplicabilità delle norme relative al concorso formale di reati al reato complesso.

Il reato complesso presenta, ai sensi dell’articolo 84 primo comma del Codice Penale, presenta, tra i propri elementi costitutivi, fatti o circostanze aggravanti che costituirebbero di per sé altro reato.

Il reato complesso si distingue principalmente dal concorso apparente di norme in quanto mentre il conflitto normativo del primo viene risolto direttamente dal legislatore stabilendo l’unicità del reato complesso anche ai fini sanzionatori, nel secondo caso è l’interprete, sulla scorta del canone di specialità, a dover stabilire quale sia la norma applicabile.

La peculiarità del reato complesso consiste, dunque, nel presentare al suo interno più fattispecie di reato o circostanze che, costituendo singolarmente reato, sarebbero assoggettabili al regime del concorso formale di reati, ma che il legislatore impone di considerare nella loro unicità all’interno della fattispecie normativamente composta.

Si pensi alla rapina, composta dal reato di furto e di violenza privata o alla riduzione in schiavitù rispetto al sequestro di persona.

La disciplina applicabile al reato complesso non è, dunque, quella di cui all’articolo 81 ossia del cumulo giuridico, bensì quella speciale prevista dal legislatore per il singolo reato complesso – con i limiti di cui agli articoli 78 e 79 fatti propri dal richiamo effettuato dal secondo comma dell’articolo 84.

Sono, inoltre, applicabili le disposizioni previste in tema di procedibilità d’ufficio e di estinzione di reati previste specificamente dagli articoli 131 e 170 secondo comma. Essi stabiliscono, rispettivamente, la procedibilità d’ufficio per il reato complesso che contenga reato o circostanza già procedibile d’ufficio e l’incomunicabilità della causa estintiva di un reato che sia elemento costitutivo del reato complesso.

Un’eccezione all’unicità della pena e del trattamento sanzionatorio previsto per il reato complesso è costituita dalla disposizione di cui all’articolo 301 terzo comma del Codice Penale, la quale stabilisce che, con riferimento ai reati che considerino “l’offesa alla vita alla incolumità alla libertà o all’onore” elementi costitutivi o circostanze aggravanti di altri reati, non si possa applicare la disciplina del reato complesso, venendo il responsabile a soggiacere a pene distinte per ciascun reato.

Norma di chiusura del titolo I del libro II del Codice, disciplinante i reati contro la personalità dello Stato, emerge chiaramente dalla sua lettera la volontà del legislatore di inasprire il trattamento sanzionatorio per il reati aventi ad oggetto beni giuridici di particolare rilievo costituzionale (in particolare, delitti contro la personalità internazionale ed interna dello Stato, contro i diritti politici del cittadino e contro gli stati esteri, loro capi e rappresentanti) afferenti alla sicurezza fisica e politica dello Stato e dei suoi cittadini.

La scissione in parola, costituendo eccezione alla ratio sottesa all’istituto del reato complesso e alla sua disciplina implicante un trattamento sanzionatorio unitario, non è suscettibile di applicazione analogica ed è, pertanto, riservata ai delitti contenuti nel citato titolo I del libro Ii del Codice Penale.

Integrando un’ipotesi di deroga al trattamento sanzionatorio del reato complesso, per ogni fatto di reato (o sua circostanza) integrati si applicherà, pertanto, la disciplina generale prevista in tema di concorso formale di reati con conseguente applicazione del cumulo giuridico.

Si osserva, in definitiva, in proposito, che nelle ipotesi descritte in cui non trovi applicazione il principio di specialità (con riguardo al concorso apparente di norme) ed il principio di unicità del trattamento sanzionatorio e processuale (con riguardo al reato complesso) viene in rilievo la disciplina del concorso formale di reati di cui all’articolo 81 c.p. che costituisce pertanto la norma generale di riferimento nei casi in cui un soggetto violi più disposizioni di legge (o più volte la medesima disposizione di legge) con una sola azione od omissione.


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