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Schemi svolti (diritto civile).

Responsabilità penale del medico e ruolo delle linee guida.   

Di Serafino Ruscica

Estratto da Schemi svolti per il concorso in magistratura 2022 a cura di s. Ruscica, JusToWin edizioni.

Schema di svolgimento della traccia

• LA RILEVANZA DEL GRADO DELLA COLPA • II. L’INTERVENTO DEL LEGISLATRORE CON LA LEGGE BALDUZZI,  IL SUCCESSIVO DIBATTITO GIURISPRUDENZIALE  E LA LEGGE GELLI-BIANCO

  • LA RILEVANZA DEL GRADO DELLA COLPA

Il quesito attorno al quale si è confrontata la giurisprudenza è se lo speciale parametro di addebito della responsabilità civilistica per il professionista intellettuale possa — mutatis mutandis — operare in ambito penalistico come esimente nel caso di addebito colposo connotato da colpa lieve.

+Primo orientamento: Con particolare riferimento all’opera professionale del medico è possibile fare applicazione della speciale disciplina civilistica recata dagli artt. 1176 e 2236 c.c., limitativa della responsabilità professionale, per attribuire rilevanza penale alle sole ipotesi di condotte connotate da colpa grave. In particolare, il medico risponde nelle sole ipotesi di grossolana violazione delle più basilari nozioni dell’ars medica ovvero alle ipotesi di imprudenza e negligenza. Questa impostazione trova un argomento nell’esigenza di unitarietà dell’ordinamento: una condotta (quello connotata da colpa lieve) non potrebbe risultare, al tempo stesso, lecita in ambito civilistico e illecita in ambito penalistico. Inoltre, l’atteggiamento di maggiore indulgenza è giustificato dall’indiscusso valore della professione medica come attività a presidio di valori fondamentali della collettività. Tuttavia, l’irrilevanza della colpa lieve è circoscritta alle sole condotte mediche connotate da imperizia, mentre gli addebiti di imprudenza e imperizia sono valutati con i normali, e più rigorosi criteri di accertamento della colpa penale (art. 43 c.p.).

+La Corte Costituzionale (sent. del 1973) Chiamata a pronunciarsi sulla compatibilità dell’estensione dei criteri civilistici di limitazione della responsabilità professionale in ambito penale con il principio costituzionale di uguaglianza, infatti, essa ha validato l’impostazione dell’orientamento maggioritario, ritenendo adeguatamente giustificata la deroga ai normali criteri di accertamento della responsabilità colposa in ambito penale.

+La Corte ha avallato tale impostazione, ammettendo in via di principio l’applicabilità dei parametri civilistici di limitazione della responsabilità professionale in ambito penalistico i quali valgono tuttavia solo con riferimento agli addebiti di imperizia e con riferimento alle prestazioni che implichino la soluzione di problemi tecnici di particolare difficoltà.

+Secondo orientamento, la tesi pan-penalista: deve negarsi l’applicazione estensiva delle norme civilistiche in materia di inadempimento delle obbligazioni contrattuali (artt. 1176 e 2236 c.c.) in ambito penale. A sostegno di tale impostazione si è rimarcata l’autosufficienza della disciplina penalistica in tema di colpa (art. 43 c.p.), rimarcando l’indifferenza dell’ordinamento penale al grado della colpa nell’accertamento dell’an della responsabilità. Il grado della colpa qui rileva esclusivamente quale parametro su cui determinare il trattamento sanzionatorio ex art. 133 c.p. e quale elemento sulla base del quale applicare l’aggravante della previsione dell’evento ex art. 61, comma. Ordinamento civile e penale, inoltre, rispondono ad esigenze a principi diversi e l’atteggiamento di maggior rigore nell’accertamento della responsabilità professionale in ambito penale trova adeguata giustificazione nel valore fondamentale dei beni che esso è deputato a tutelare.

+Tesi mediana: Si è sostenuto che la previsione contenuta nell’art. 2236 c.c. esprime un criterio di razionalità del giudizio a cui il giudice penale deve fare ricorso nell’accertamento della colpa generica e, nello specifico, quando viene in rilievo l’imperizia.

Nell’ambito della responsabilità medica, dunque, quando il caso specifico sottoposto all’esame del professionista imponga la soluzione di problemi di speciale difficoltà non è possibile prescindere dalla valutazione del grado della colpa nel valutare l’addebito di imperizia, dovendosi necessariamente tener conto della misura della divergenza tra comportamento tenuto e comportamento atteso sulla base delle regole cautelari di perizia.

Ciò non per l’effetto della diretta applicazione dell’art. 2236 c.c., ma in applicazione della regola di esperienza che esso contiene e che impone di attribuire rilievo alle contingenze del caso concreto (situazione emergenziale o particolare difficoltà tecnica) al fine di individualizzare l’addebito colposo, valorizzando l’aspetto della esigibilità della condotta astrattamente doverosa.

  • II. L’INTERVENTO DEL LEGISLATRORE CON LA LEGGE BALDUZZI,  IL SUCCESSIVO DIBATTITO GIURISPRUDENZIALE  E LA LEGGE GELLI-BIANCO

+Con l’art. 3, comma 1 della legge n. 189 del 2012 il legislatore valorizza espressamente la distinzione tra colpa grave e colpa lieve intervenendo sulla disciplina della responsabilità in ambito medico. La legge Balduzzi, infatti, opera una abolitio criminis parziale, prevedendo l’irrilevanza penale delle condotte connotate da colpa lieve quando l’esercente la professione sanitaria si sia attenuto alle linee guida e buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica nello svolgimento della propria attività.

Da un lato, quindi, la legge Balduzzi ammette forme di limitazione della responsabilità colposa per i professionisti intellettuali, individuando l’area del penalmente rilevante proprio sulla base del discrimen tra colpa grave e colpa lieve, dall’altro, non rinvia de plano ai criteri civilistici di limitazione della responsabilità del professionista intellettuale, ma indica dei criteri di accertamento della responsabilità colposa (sanitaria) tutti interni al diritto penale.

In particolare, la novella legislativa introduce il riferimento alle linee guida e alle best practices quali criteri su cui valutare la gravità della colpa medica. Si tratta di raccomandazioni di comportamento clinico, che originano da fonti eterogenee e che hanno diversi gradi di specificità e cogenza. Esse si basano sulle pratiche diffuse e riconosciute come valide dalla comunità scientifica e, a fronte della medesima situazione data, servono a ridurre la variabilità e la soggettivizzazione dei comportamenti clinici. A fronte di queste caratteristiche, la giurisprudenza che ha fatto per prima applicazione della novella legislativa è pervenuta a due prime conclusioni:

a) le linee guida e le best practices non possono assumere il rango di regole cautelari codificate rientranti nel paradigma della colpa specifica, posto che esse non sono in grado di offrire standards legali;

 b) l’esimente (in senso lato) contenuta nell’art. 3 della legge 189/2012 non può essere invocata quando i profili di colpa (generica) contestati riguardino la prudenza e la negligenza, posto che le linee guida contengono soltanto regole (dal contenuto non strictu sensu cautelare) di perizia. Va da sé dunque che l’adesione o la mancata adesione del medico alle linee guida non esclude né determina di per sé la colpa dello stesso, essendo questi sempre tenuto ad esercitare le proprie scelte considerando le circostanze peculiari che caratterizzano il caso concreto e la specifica situazione del paziente. Sulla base del dato letterale della legge Balduzzi, tuttavia, l’esimente per colpa lieve può invocarsi solo nell’ipotesi di colpa per adesione (alle linee guida) mentre non è mai possibile invocarla nelle ipotesi di colpa per divergenza.

+Nelle pronunce più recenti la giurisprudenza sembra aprire ad un’estensione della rilevanza esimente della colpa lieve anche con riferimento ad addebiti diversi dall’imperizia. In particolare, la Corte regolatrice ha di recente affermato che la limitazione della responsabilità medica per colpa lieve ex art. 3, l. 189/2012, può venire in rilievo anche in ipotesi di negligenza, ed in particolare quando le linee guida pongano raccomandazioni attinenti all’accuratezza più che alla adeguatezza.

+Il legislatore è intervenuto riformando nuovamente la responsabilità sanitaria con la recentissima approvazione della legge n. 24 del 2017 (Gelli-Bianco) che introduce nel codice penale il nuovo art. 590-sexies rubricato “Responsabilità colposa per morte o lesioni personali in ambito sanitario”. Sulla base della nuova disciplina la responsabilità penale è esclusa quando:

a) l’evento si è verificato per imperizia,

b) sono state rispettate le raccomandazioni previste dalla linee guida o, in via suppletiva, dalle buone pratiche clinico-assistenziali,

c) le raccomandazioni contenute nelle line guida risultano adeguate alle specificità del caso concreto. Da un lato, quindi, viene eliminato ogni riferimento al grado della colpa e dall’altro si circoscrive espressamente l’ambito applicativo della nuova causa di non punibilità alle ipotesi di imperizia. Nelle intenzioni del legislatore contemporaneo la novella è tesa a scongiurare in modo più incisivo la pratica della medicina difensiva, disegnando una sorta di presunzione relativa di non punibilità in ipotesi di condotta conforme alle linee guida a prescindere dal grado della colpa.

A seguito dell’entrata in vigore della riforma è emerso un contrasto interpretativo sull’esatta perimetrazione dell’ambito applicativo dell’art.590-sexies c.p.

+Un primo orientamento (sentenza Tarabori) ha proposto una lettura teleologico-sistematica della norma in base alla quale questa non può determinare un esonero generalizzato della responsabilità dell’esercente la professione sanitaria per la condotta imperita produttiva di danno per il solo fatto dell’osservanza delle linee guida. Restano quindi escluse dall’ambito applicativo della nuova norma incriminatrice tutte le condotte che non siano, per qualunque ragione, governate da linee guida pertinenti ed adeguate e anche gli errori esecutivi gravemente imperiti posti inessere a valle della corretta individuazione delle linee guida.

+Un secondo orientamento (sentenza Cavazza) ha invece patrocinato un’intepretazione estensiva della nuova norma in base alla quale la causa di non punibilità è invocabile in tutte le ipotesi di imperizia, a prescondere dal grado della colpa, ogni volta in cui risutano osservate linee guida pertinenti ed adeguate al caso concreto. L’unica ipotesi di imperizia sanitaria che continuerebbe a rivestire il carattere di illecito penale, secondo questa seconda impostazione, è quella derivante dall’applicazione di guide linea non adeguate o non pertinenti al caso concreto (error in eligendo o adempiemnto inopportuno).

  • Le Sezioni Unite (SU.n. 8770/2018) sono intervenute a comporre il contrasto recuperando in via interpretativa la rilevanza del grado della colpa nella selezione delle condotte penalmente rilevanti e, in un’ultima analisi, l’applicabilità dell’art. 2236 c.c. come criterio razionale di giudizio.

Legislazione correlata

  • Codice Civile: artt. 1176, 2236;
  • Codice Penale: artt. 43, 61, comma 3, 133, 590-sexies;
  • Legge 8 novembre 2012, numero 189: art. 3, comma 1;
  • Legge 8 marzo 2017, numero n. 24.