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Schema svolto di diritto penale: il nuovo art. 416 ter c.p.

Diritto penale

Problemi interpretativi del nuovo art. 416 ter c.p.

Estratto da Schemi svolti per il concorso in magistratura 2022, Edizioni Giuridiche JusToWin

di Serafino Ruscica

Schema di svolgimento

•Analisi dell’art. 416 ter c.p.  •Novità della Riforma del 2014 •  Novità della Riforma del 2019 • Problemi interpretativi.  •Rapporto tra il delitto in esame ed il cd. concorso esterno in associazione mafiosa

  • Analisi dell’art. 416 ter c.p..

   +Premessa

+ Formulazione originaria: “Chiunque accetta la promessa di procurare voti mediante le modalità di cui al terzo comma dell’articolo 416-bis in cambio dell’erogazione o della promessa di erogazione di denaro o di altra utilità è punito con la reclusione da quattro a dieci anni.

+Origine: Il contesto storico-politico di approvazione della disposizione è emergenziale: si trattò della prima risposta normativa dello Stato dopo la tragica stagione delle stragi di Capaci e di Via d’Amelio

+Criticità: la scelta di limitare la controprestazione offerta dal politico candidato alle elezioni, in cambio della promessa di procurare voti da parte del soggetto associato alla consorteria, al solo denaro, senza prevedere espressamente il termine “altra utilità” costringe la giurisprudenza ad una interpretazione analogica in  malam partem.

+La scelta legislativa, di prevedere una cd. fattispecie plurisoggettiva necessaria impropria – limitando la punibilità al solo soggetto promissario, esterno all’associazione – costruita peraltro con tecnica redazionale che non brilla per cristallina chiarezza, ha portato la dottrina prevalente a ritenere che nei confronti di chi promette di procacciare i voti con modalità mafiose debba applicarsi il disposto dell’art. 416 bis c.p., in caso di intraneità al sodalizio.

+Riforma del 2014. Formulazione:  Chiunque accetta la promessa di procurare voti mediante le modalità di cui al terzo comma dell’articolo 416-bis in cambio dell’erogazione o della promessa di erogazione di denaro o di altra utilità è punito con la reclusione da quattro a dieci anni”.La stessa pena si applica a chi promette di procurare voti con le modalità di cui al primo comma”.

  • Novità della Riforma del 2014

Si introduce oltre alla punibilità per il soggetto (uomo politico o intermediario) che accetta la promessa di procurare consensi elettorali attraverso l’impiego dell’intimidazione mafiosa l’assoggettamento alla medesima pena per colui che promette di procurare voti con le modalità mafiose, prima non prevista.

+Nuova fisionomia strutturale: si passa da una cd. fattispecie plurisoggettiva necessaria impropria ad una cd. fattispecie plurisoggettiva necessaria propria, nella quale viene punita la condotta di entrambe le parti contraenti del patto sinallagmatico.

L’ampliamento della platea dei soggetti attivi del reato ha determinato il legislatore ad inserire nel testo della norma un nuovo “requisito modale” espresso (“promessa di procurare voti mediante le modalità di cui al terzo comma dell’articolo 416-bis” … “promette di procurare voti con le modalità di cui al primo comma”), prima non previsto.

+Si “normativizza” l’orientamento giurisprudenziale estensivo/analogico, sviluppatosi nella vigenza del precedente testo: si estende l’oggetto della promessa da parte del politico (o chi per lui) anche ad “altra utilità”.

  • Riforma del 2019. Formulazione:

Art. 416-ter. – (Scambio elettorale politico-mafioso). – Chiunque accetta, direttamente o a mezzo di intermediari, la promessa di procurare voti da parte di soggetti appartenenti alle associazioni di cui all’articolo 416-bis o mediante le modalità di cui al terzo comma dell’articolo 416-bis in cambio dell’erogazione o della promessa di erogazione di denaro o di qualunque altra utilità o in cambio della disponibilità a soddisfare gli interessi o le esigenze dell’associazione mafiosa è punito con la pena stabilita nel primo comma dell’articolo 416-bis. La stessa pena si applica a chi promette, direttamente o a mezzo di intermediari, di procurare voti nei casi di cui al primo comma. Se colui che ha accettato la promessa di voti, a seguito dell’accordo di cui al primo comma, è risultato eletto nella relativa consultazione elettorale, si applica la pena prevista dal primo comma dell’articolo 416-bis aumentata della metà. In caso di condanna per i reati di cui al presente articolo, consegue sempre l’interdizione perpetua dai pubblici uffici”

  • Novità della Riforma del 2019

+Specifica espressamente che la promessa di procacciare voti può essere ricevuta direttamente dall’uomo politico o da intermediari, e deve provenire da esponenti del sodalizio o da soggetti estranei, con espressa previsione, già al momento del patto, in quest’ultimo caso, dell’impiego delle modalità mafiose, di cui al terzo comma dell’art. 416 bis. Quanto alla controprestazione della promessa, essa non è più limitata a “denaro o altra utilità”, essendosi aggiunta l’aggettivazione indefinita “qualunque”, ma ricomprende anche la “disponibilità a soddisfare gli interessi o le esigenze dell’associazione mafiosa”.

+Il compasso edittale viene nuovamente equiparato – come nel testo originario introdotto nel 1992 – a quello comminato dall’art. 416 bis, c. 1, previsione di una circostanza aggravante speciale e ad effetto speciale, che si indirizza alla parte “politica” dello scambio, integrandosi “se colui che ha accettato la promessa di voti, a seguito dell’accordo di cui al primo comma, è risultato eletto nella relativa consultazione elettorale”, e comporta un aumento fisso della metà rispetto alla pena base.

  • Problemi interpretativi.

+Per poter applicare l’art. 416 ter c.p., è necessario l’accertamento incidentale della partecipazione del soggetto all’associazione di cui all’art. 416 bis c.p. o tale partecipazione deve essere accertata con sentenza almeno di primo grado oppure con sentenza definitiva? Oppure si può desumere la partecipazione ex art. 416 bis c.p. da elementi sintomatici come la sottoposizione a misure di prevenzione? La prevenzione si pone in tal caso in tensione con la presunzione di innocenza ove si interpreti la norma nel senso che “mafioso” sia  colui che è stato condannato per il delitto di cui all’art. 416 bis c.p. con sentenza non definitiva;

+L’espressione “in cambio ella disponibilità a soddisfare gli interessi o le esigenze dell’associazione mafiosa”: si pone in forte tensione con il principio di legalità ex art. 25, c.2, Cost.  (tassatività e tipicità).

+La previsione della “disponibilità a soddisfare gli interessi o le esigenze dell’associazione mafiosa”, quale controprestazione del patto sinallagmatico,  desta preoccupazione, con riguardo al vulnus dei principi costituzionali di determinatezza/tassatività, materialità ed offensività.

+Si prevede una circostanza aggravante ad effetto speciale per il politico che abbia preso parte all’accordo e, poi, risulti eletto. La previsione di un’aggravante siffatta, oltre a determinare un assetto punitivo manifestamente irragionevole, e più che sospetto sotto il profilo della illegittimità costituzionale, soprattutto alla luce delle ultime evoluzioni in materia di sindacato di proporzione, è tecnicamente discutibile, in quanto l’effettiva elezione del candidato, dal punto di vista oggettivo, è necessariamente sconnessa dal fatto incriminato, considerata la segretezza del voto.

Se il contraente “mafioso”, infatti, promette supporto nella campagna elettorale alla controparte “politica”, magari impegnandosi a procacciare un certo “pacchetto” di suffragi, ricorrendo tutti gli elementi strutturali richiesti dalla norma, ed il candidato viene poi eletto, sarà impossibile accertare che tale esito sia stato effettivamente raggiunto proprio grazie a quei voti che sono stati oggetto della pattuizione (i.e. il nesso causale).

  • Rapporto tra il delitto in esame ed il cd. concorso esterno in associazione mafiosa.

+Nella versione originaria. Si asiste all’utilizzo improprio da parte della giurisprudenza dell’istituto del concorso esterno, per supplire al deficit repressivo della fattispecie originaria, attraverso l’inquadramento nella cornice degli artt. 110, 416 bis c.p. di condotte di scambio elettorale politico-mafioso, anche nel caso in cui non fosse accertato, secondo il noto insegnamento delle sezioni unite Mannino, che le promesse della parte politica avessero fornito uno specifico contributo causale alla conservazione o al rafforzamento del sodalizio mafioso

+Nel vigore della novella del 2014, che ha inteso proprio rimediare a tali inconvenienti, ampliando la cerchia dei soggetti attivi e ribadendo la natura di reato-contratto dell’art. 416 ter c.p., lo spazio operativo del concorso eventuale rimane confinato a quelle ipotesi  di scambio elettorale in cui sia provata ex post l’efficienza eziologica della condotta della parte contraente politica, secondo il modello delineato dalla Sentenza SS.UU.Mannino.

+Nel vigore della novella del 2019

L’art. 416 ter c.p. si pone in rapporto di sussidiarietà implicita rispetto al concorso esterno, rappresentando una forma d’aggressione allo stesso interesse, derivante dalla collusione politico-mafiosa, connotata da più tenue disvalore. Se il concorso esterno, infatti, integra un reato di evento che si risolve in un apprezzabile apporto eziologico al rafforzamento o alla conservazione della compagine criminosa, il voto di scambio politico-mafioso, all’opposto, è un reato di mera condotta, tale da perfezionarsi al momento della conclusione del negozio illecito. Le due ipotesi delittuose costituiscono dunque manifestazione di una progressione offensiva nei confronti del medesimo bene giuridico (alla luce dell’aumento edittale voluto dal legislatore del 2019).

Legislazione correlata

  • Codice Penale: artt. 416-bis, 416-ter, 110;
  • Costituzione: art. 25, comma 2.

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