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Caso pratico in tema di sanzioni accessorie- circolazione stradale.

TRACCIA N. 1

Area di riferimento: sanzioni accessorie- circolazione stradale- fermo amministrativo- diversità conducente e proprietario- inibizione alla guida.

di Silvia Riccetti

In data 07.08.2021 Tizio, cittadino britannico, alla guida di un’autovettura di proprietà di una società di locazione in forza di contratto di noleggio senza conducente, effettuava inversione del senso di marcia su una carreggiata temporaneamente utilizzata a doppio senso di circolazione per lavori in corso. Tale manovra veniva effettuata per prendere un’uscita dalla strada extraurbana che, nel senso di marcia percorso, risultava chiusa. La competente sezione di Polizia Stradale elevava verbale di contestazione della violazione dell’art. 176 c.1, l. a), c. 19 e c. 22 del C.d.S. Provvedeva inoltre a ritirare la patente di guida, a trattenere il documento di circolazione del veicolo e, con separato verbale, a disporne il fermo amministrativo per mesi tre. La società di locazione, proprietaria del veicolo, avanzava istanza di restituzione del mezzo adducendo la propria estraneità alla vicenda e il danno che avrebbe subito a causa di precedenti prenotazioni sullo stesso veicolo. Illustri il candidato i provvedimenti che il Prefetto è chiamato ad adottare nel caso in esame, con particolare riguardo alla possibilità di autorizzare la richiesta restituzione del veicolo.

Svolgimento

PREMESSA

La fattispecie oggetto di analisi vede il coinvolgimento dell’Autorità amministrativa sotto un triplice ordine di profili scaturenti dalla contestazione della violazione di cui all’art. 176 C.d.S., norma che impone determinati comportamenti alla guida sulle autostrade e sulle strade extraurbane principali.

DESCRIZIONE DEL QUADRO NORMATIVO DI RIFERIMENTO.

In primo luogo occorre sottolineare come il legislatore abbia escluso per la fattispecie contestata, ai sensi dell’art. 202 C.d.S, la possibilità del pagamento in misura ridotta della sanzione pecuniaria comminata. Tale norma prevede che il trasgressore, ferma restando l’applicazione delle eventuali sanzioni accessorie, sia ammesso al pagamento di una somma pari al minimo della sanzione edittale nel termine di sessanta giorni dalla contestazione o dalla notificazione, con possibilità di usufruire di un’ulteriore decurtazione, pari al 30% del minimo stesso, qualora il pagamento sia effettuato nei cinque giorni decorrenti dalla contestazione o dalla notificazione. La disposizione citata, tuttavia, individua espressamente alcune ipotesi, elencandole ai commi 3 e 3-bis, per le quali, in considerazione della gravità della violazione contestata, non opera la suddetta possibilità di pagamento in misura ridotta. In tali casi il verbale di contestazione non costituisce titolo esecutivo e deve essere trasmesso nel termine di dieci giorni al Prefetto del luogo della commessa violazione, per l’adozione dell’ordinanza ingiunzione con la quale è determinata, secondo i criteri di cui all’art. 195 C.d.S., la somma da pagare nel successivo termine di trenta giorni ovvero sessanta se il trasgressore risiede all’estero (art. 18 L. 689/1981). Nell’adozione di tale ordinanza, l’art. 206 C.d.S. prevede che, qualora il pagamento non sia effettuato nei termini previsti dagli articoli 202 e 204, la riscossione delle somme è regolata dall’art. 27 della L. 689/1981. Tale previsione comporta dunque l’attribuzione alla legge generale sulle sanzioni amministrative di un ruolo di tipo residuale, applicabile alla fase di riscossione e a quella direttamente precedente che regola la formazione del credito, conferendo all’ordinanza ingiuntiva la funzione di unico mezzo idoneo a formare il titolo esecutivo.

Determinata quindi la somma da corrispondere, il Prefetto è chiamato altresì a pronunciarsi sull’istanza di restituzione del mezzo presentata dall’obbligato in solido ai sensi dell’art. 203 C.d.S. La società proprietaria del mezzo, per il tramite del proprio legale rappresentante, nel far presente come il veicolo fosse stato concesso in locazione al trasgressore, a seguito di contratto di noleggio senza conducente regolarmente concluso, lamenta il danno che la stessa patirebbe dall’applicazione della sanzione accessoria del fermo per impossibilità di onorare ulteriori contratti a fronte di precedenti prenotazioni registrate sul mezzo per i giorni a seguire.

Nel caso in esame è necessario approfondire il rapporto tra sanzione principale e sanzioni accessorie nell’ipotesi di persona estranea alla violazione. Da un lato, infatti, il Codice della strada testualmente prevede all’art. 210, in apertura della Sezione relativa alle sanzioni amministrative accessorie a sanzioni pecuniarie, che le prime si applicano di diritto secondo le norme che seguono. Dall’altro, però, il successivo art. 213 c. 9 esclude la confisca di veicoli appartenenti a persone estranee alla violazione, così come l’art. 214 al terzo comma consente nel caso in cui l’autore della violazione sia persona diversa dal proprietario del veicolo o da chi ne ha la legittima disponibilità, che il veicolo sia immediatamente restituito all’avente titolo, purché tuttavia risulti altresì evidente che la circolazione è avvenuta contro la volontà di costui.

Le due disposizioni, dunque, devono essere lette in modo coordinato affinché si possa dirimere la questione sollevata nel caso di specie dal proprietario del mezzo, analizzando la diversa natura della sanzione del sequestro, contemplata nell’art. 213 C.d.S. e del fermo di cui al successivo articolo 214.

Primariamente occorre notare come la giurisprudenza, anche più datata, concordi sul fatto che l’obbligato in solido, secondo la nozione di solidarietà recata dall’art. 6 della L. 689/1981, non possa essere considerato persona estranea alla violazione amministrativa. Come affermato dalla Cassazione nella sentenza n. 2771 del 20.03.1987 e ribadito dalle SS.UU. n. 2582 del 13.06.1989, l’art. 6 della L. 689/1981 si applica a tutte le conseguenze dell’illecito amministrativo e non solo alla sanzione di natura pecuniaria, di guisa che i destinatari delle sanzioni accessorie sono anche i soggetti obbligati in solido ai sensi del citato articolo 6 (Cass. n. 3961 del 02.10.1989).

Oltre a ciò, nel caso peculiare del fermo amministrativo, come anticipato, l’art. 214 del C.d.S. non ritiene sufficiente la circostanza della diversità tra conducente e proprietario, richiedendo altresì, per la revoca della sanzione accessoria, che ricorra l’ipotesi della circolazione contro la volontà del proprietario.

La ragionevolezza di tale previsione- fermo amministrativo di un veicolo in danno del proprietario non conducente- è stata riconosciuta dalla Corte di Cassazione nell’assunto che “la responsabilità del proprietario di un veicolo per le violazioni commesse da chi si trovi alla guida costituisce, nel sistema delle sanzioni amministrative previste per le violazioni delle norme relative alla circolazione stradale, un principio di ordine generale” (Cass. 881/2006).

A ciò si aggiunga che la questione della legittimità costituzionale di norme del C.d.S. che prevedono il fermo del veicolo appartenente a persona diversa dal conducente, sollevata per il motivo che, venendo a punire il terzo proprietario, violerebbero i principi di tassatività e legalità degli illeciti e di personalità della pena di cui all’art. 25 e 27 Cost., è stata ritenuta inammissibile dalla Corte Costituzionale, con ordinanza n. 33/01, richiamata anche dalla successiva n. 278/01, poiché “la sanzione accessoria del fermo amministrativo del veicolo condotto da persona la cui patente di guida sia scaduta, anche nel caso in cui la stessa appartenga a persona diversa dall’autore della violazione- esclusa l’ipotesi in cui la circolazione sia avvenuta contro la volontà del proprietario- non risulta essere né sproporzionata né irragionevole, essendo coerente con la finalità, perseguita in generale dal sistema sanzionatorio del codice della strada, di dare una risposta effettiva ed immediata alle condotte potenzialmente pericolose”. Ciò vale anche nel caso della società di locazione.

Tale differente previsione si giustifica in relazione al fatto che il fermo, diversamente dal sequestro, non è una misura cautelare ma una sanzione amministrativa accessoria consistente nella temporanea sottrazione della disponibilità del veicolo e, dunque, in assenza di un’ipotesi di perdita definitiva del bene, come nel caso della confisca, non vi è necessità né della sussistenza del nesso strumentale tra il veicolo e il reato, riconosciuta dalla sentenza della Cass. Pen. 1757/13, né della ricorrenza di un legame intellettuale (coscienza e volontà) che permetta di rilevare un elemento di responsabilità nella condotta del soggetto cui viene applicata una sanzione sostanzialmente penale (Cass. n. 3295/18; SS.UU. n. 14484/12; 1475/13). Se il sequestro ha una mera funzione anticipatoria rispetto alla successiva confisca, che è un provvedimento di tipo repressivo e sanzionatorio che comporta l’ablazione del bene ai danni del proprietario/obbligato in solido e il successivo trasferimento coattivo alla Pubblica Amministrazione, il fermo, invece, è una sanzione accessoria delimitata nel tempo, decorso il quale il bene può tornare nella disponibilità del proprietario senza necessità di alcun provvedimento amministrativo.

SOLUZIONE DEL CASO CONCRETO

L’istanza volta alla restituzione del mezzo sottoposto a fermo amministrativo, pertanto, non può essere accolta. Le doglianze del legale rappresentante della società, infatti, non possono trovare accoglimento neanche se lette alla luce dell’art. 196 C.d.S.

Nel caso di noleggio senza conducente, fattispecie prevista nell’art. 84 C.d.S. ed espressamente richiamata nel contratto concluso tra il trasgressore e la società, il citato art. 196 C.d.S., nel prevedere la responsabilità solidale del locatario nelle ipotesi di cui all’art. 84 C.d.S. è stato interpretato nel senso di aggiungere e non sostituire quest’ultimo al proprietario e conducente del veicolo (Cass. Civ., sez. III, 26.05.2020 n. 9675). Il locatore del veicolo, secondo la giurisprudenza, è responsabile in solido poiché l’art. 196 C.d.S., “pur menzionando esclusivamente il locatario, intende assicurare il pagamento di un soggetto agevolmente identificabile, mentre l’identità del locatario, di regola, è nota soltanto al locatore” (Cass. Civ., VI, sent. Del 24.09.2015, n. 18988). 

Quanto alle condizioni concomitanti che l’art. 214 c. 3 C.d.S. pone affinché possa essere disposta la restituzione del veicolo sottoposto a fermo, accanto alla diversità tra proprietario e autore della violazione, è necessario che la circolazione sia avvenuta contro la volontà del proprietario stesso. Circostanza, questa, che non risulta affatto sussistere nel caso in esame, in quanto il mezzo è stato affidato al trasgressore in forza di regolare contratto. La prova di tale condizione, in termini generali, presuppone che il proprietario riesca a dimostrare non tanto che la circolazione sia avvenuta senza il suo consenso (invito domino), bensì contro la sua volontà (prohibente domino); tale contraria volontà deve essersi manifestata attraverso “un comportamento idoneo e ostativo specificamente rivolto a vietare la circolazione ed estrinsecatosi in atti e fatti rilevatori della diligenza e delle cautele allo scopo adottate” (Cass. 15521/2006; Cass. 15478/2011).

L’ultimo profilo che vede coinvolta l’autorità prefettizia è quello relativo alla sanzione accessoria applicabile sul titolo abilitativo alla guida. L’art. 176 c. 22 C.d.S. prevede che alle violazioni del comma 19, contestate al trasgressore, consegue la sanzione accessoria, oltre che del fermo del veicolo, anche della revoca della patente di guida.

Il trasgressore, tuttavia, essendo cittadino britannico e quindi titolare di patente estera, sarà sottoposto alle previsioni di cui all’art. 135 C.d.S. Nello specifico, il comma 6 del citato articolo prevede che, nel caso in cui il titolare di patente rilasciata da uno Stato non appartenente all’Unione Europea commette una violazione dalla quale, ai sensi del codice derivi la sanzione accessoria della revoca della patente, il Prefetto del luogo della commessa violazione, al quale l’organo accertatore deve entro cinque giorni trasmettere il documento di guida ritirato, adotta nei successivi quindici giorni un provvedimento di inibizione alla guida nel territorio italiano della durata di due anni. Nel caso di specie, dunque, considerato che l’accertamento è avvenuto il 07.08.2021, al trasgressore è inibita la circolazione sul territorio italiano fino al 06.08.2023.

Ai sensi del precedente comma 5, che detta la procedura applicabile, nel provvedimento di inibizione dovrà essere specificato che, ferma restando l’efficacia del provvedimento di inibizione alla guida nel territorio nazionale, qualora, anche prima della scadenza del predetto termine, il titolare della patente ritirata dichiari di lasciare il territorio nazionale, può richiedere la restituzione della patente stessa al Prefetto. Allo stesso tempo, qualora vi faccia rientro prima della scadenza del periodo di inibizione, dovrà riconsegnare la patente alla Prefettura che ha adottato il provvedimento sanzionatorio. Il trasgressore, d’altra parte, potrà liberamente circolare sul territorio di ogni altro Stato diverso dall’Italia, considerando tuttavia che la circolazione sul territorio italiano prima della scadenza del termine di due anni comporterà, ai sensi dell’art. 135 c. 7 C.d.S., l’applicazione delle sanzioni di cui all’art. 116 commi 15 e 17 C.d.S.

Legislazione correlata:

  • D.lgs. 30 aprile 1992, n. 285: artt. 84, 135, 176, 196, 210, 213, 214;
  • Legge 24 novembre 1981, n. 689: artt. 6, 27, 28. 

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