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LE WHITE LIST

1. Caratteristiche generali – 2. La disciplina delle white list: iscrizioni, verifiche, aggiornamenti – 3. L’onere di iscrizione per le imprese.

di Simonetta Giuliani

Estratto da Manuale della Legislazione prefettizia 2023, JusToWin edizioni, Roma

L’acquisizione della documentazione antimafia(comunicazione e informazione) da parte delle amministrazioni interessate avviene di regola mediante la consultazione della banca dati nazionale unica (BDNA) secondo la disciplina posta nel Libro II del d.lgs. n. 159 del 2011 (c.d. codice antimafia).

Per determinati settori ed attività ritenute dal legislatore a più ad alto rischio di infiltrazione mafiosa – cc.dd. settori sensibili – vi è invece l’obbligo per le amministrazioni richiedenti di consultare la c.d. white listtenutapresso ogni prefettura.

L’istituto èprevisto dalla legge n. 190 del 2012 (c.d. legge anticorruzione) all’art. 1, commi da 52 a 57[1] ed è disciplinato dal d.p.c.m. 18 aprile 2013, come aggiornato dal d.p.c.m. 24 novembre 2016[2], ma è comunque strettamente collegato alla disciplina della documentazione antimafia del codice antimafia, presentando tratti di complementarità e tratti di intersezione.

La white list è un elenco gestito dalle prefetture provinciali nel quale gli operatori economici, le cui attività ricadono in tali settori cc.dd. sensibili, richiedono di essere iscritti. L’effettiva iscrizione alla white list certifica che le imprese non sono soggette ad infiltrazioni mafiose, permettendo alle stesse di velocizzare il rilascio di provvedimenti nell’ambito di appalti pubblici sottesi alla richiesta della documentazione antimafia.

L’iscrizione nell’elenco costituisce dunque la forma attraverso la quale viene accertata l’assenza di motivi ostativi antimafia nei confronti dei soggetti che operano nei settori più permeabili alle organizzazioni criminali, rendendo più efficaci ed immediati i controlli antimafia con riferimento ad attività imprenditoriali considerate a rischio di infiltrazione mafiosa.

Le attività imprenditorialiconsiderate dal legislatore come maggiormente esposte al rischio di infiltrazione mafiosa sono contenute nel comma 53 dell’art. 1 della l. n. 190 del 2012 e riguardano:

  • estrazione, fornitura e trasporto di terra e materiali inerti;
  • confezionamento, fornitura e trasporto di calcestruzzo e di bitume;
  • noli a freddo di macchinari;
  • fornitura di ferro lavorato;
  • noli a caldo;
  • autotrasporti per conto di terzi;
  • guardiania dei cantieri;
  • servizi funerari e cimiteriali;
  • ristorazione, gestione delle mense e catering;
  • servizi ambientali, comprese le attività di raccolta, di trasporto nazionale e transfrontaliero, anche per conto di terzi, di trattamento e di smaltimento dei rifiuti, nonché le attività di risanamento e di bonifica e gli altri servizi connessi alla gestione dei rifiuti.

Si segnala che tale elencazione  è quella attualmente risultante a seguito delle modifiche intervenute ad opera del decreto legge n. 23 del 2020[3]  (c.d. decreto liquidità) che, al fine di rendere più penetranti i controlli antimafia nei settori economici più attrattivi per la criminalità organizzata e rafforzare l’attività di prevenzione contro le aggressioni criminali all’economia legale, ha rimodulato e ampliato i settori di attività considerati “sensibili” di cui al comma 53 individuando nuove attività a maggior rischio di infiltrazione mafiosa (le ultime tre dell’elencazione), ovvero i servizi funerari e cimiteriali, la ristorazione, gestione delle mense e catering ed i servizi ambientali.

In quest’ultima categoria confluiscono le attività già previste nella precedente formulazione alle lettere a) e b) – ora soppresse – consistenti nelle attività di “trasporto di materiali a discarica per conto terzi” e di “trasporto, anche transfrontaliero, e smaltimento di rifiuti per conto terzi”.

La particolarità di tale istituto risiede nel fatto che, con riferimento a tali attività c.d. sensibili, il legislatore ha previsto[4] che i soggetti interessati alla documentazione antimafia[5] dovranno obbligatoriamente acquisire la comunicazione e l’informazione antimafialiberatoria – indipendentemente dalle soglie stabilite dal d.lgs. n. 159 del 2011 (c.d. codice antimafia) – attraverso la consultazione sui siti istituzionali della competenteprefettura della white list, atteso che la stessa contiene l’elenco di fornitori, prestatori di servizi ed esecutori di lavori operanti in tali settori non soggetti a tentativi di infiltrazione mafiosa.

Di conseguenza e per espressa disposizione di legge[6], l’iscrizione dell’operatore economico nella white list provinciale tiene luogo della comunicazione e dell’informazione antimafia liberatoria necessaria per la stipula, l’approvazione o l’autorizzazione di contratti e subcontratti relativi a lavori, servizi e forniture pubblici, non solo con riferimento all’esercizio delle attività per cui l’impresa ha conseguito l’iscrizione ma anche ai fini della stipula, approvazione o autorizzazione di contratti o subcontratti relativi ad attività diverse da quelle per le quali essa è stata disposta[7].

Le amministrazioni infine hanno l’onere di comunicare alla prefettura competente gli estremi identificativi delle imprese nei cui confronti hanno acquisito la documentazione antimafia attraverso la consultazione della white list[8].

  • La disciplina delle white list: iscrizioni, verifiche, aggiornamenti

Ai fini dell’iscrizione nell’elenco, il titolare dell’impresa individuale o legale rappresentante della società presenta istanza di natura volontaria alla prefettura competente nella quale indica il settore o i settori di attività per cui è richiesta l’iscrizione (art. 3, c. 1, del d.p.c.m. 2013).

La prefettura avvia il procedimento – che dovrà concludersi nel termine di novanta giorni a decorrere dalla data di ricevimento dell’istanza di iscrizione – e consulta la banca dati nazionale unica della documentazione antimafia (BDNA) al fine di accertare l’assenza di una delle cause di decadenza, di sospensione o di divieto di cui all’art. 67 del codice antimafia e l’assenza di eventuali tentativi di infiltrazione mafiosa tendenti a condizionare le scelte e gli indirizzi dell’impresa, di cui all’art. 84, comma 3, del codice antimafia (art. 2, c. 2, come sostituito dal d.p.c.m. 24 novembre 2016).

Se il soggetto è censito nella BDNA e non emergono cause ostative, la prefettura dispone l’iscrizione dell’impresa nella white list (art. 3, c. 2 del d.p.c.m. 2013).

Qualora invece dalla consultazione della BDNA risulti che l’impresa non è tra i soggetti censiti o che gli accertamenti antimafia sono stati effettuati in data anteriore a dodici mesi o emerga l’esistenza di situazioni sintomatiche di tentativi di infiltrazione mafiosa (di cui agli art. 84, c. 4, e 91, c. 6, del codice antimafia), il prefetto effettua le necessarie verifiche anche attraverso il Gruppo interforze, che possono portare ai seguenti esiti (art. 3, c. 3 del d.p.c.m. 2013):

  • in caso di assenza di cause ostative, il prefetto procede all’iscrizione dell’impresa nell’elenco;
  • diversamente, in presenza di una delle cause di decadenza, di sospensione o di divieto di cui all’art. 67 del Codice antimafia e/o di eventuali tentativi di infiltrazione mafiosa, il prefetto adotta il provvedimento di diniego dell’iscrizione, dandone comunicazione all’interessato ai sensi dell’art. 10 bis della legge n. 241 del 1990 e comunicando altresì il diniego dell’iscrizione ai soggetti di cui all’art. 91, comma 7 bis, del Codice antimafia[9].

Il richiamo espresso all’istituto della comunicazione dei motivi ostativi all’accoglimento dell’istanza di cui alla l. 241 del 1990 comporta il diritto per l’impresa di presentare, entro dieci giorni dal ricevimento della comunicazione, osservazioni scritte eventualmente corredate da documenti.

È interessante notare la presenza dell’istituto del contraddittorio nel caso di diniego dell’iscrizione nella white list a causa dell’esistenza di tentativi di infiltrazione, introdotto invece nel codice antimafia in materia di rilascio dell’informazione interdittiva solo a seguito delle modifiche all’art. 92 ad opera del decreto legge n. 152 del 2021[10]  (c.d. decreto recovery). Una volta ottenuta l’iscrizione nell’elenco, questa conserva efficacia per un periodo di dodici mesi a decorrere dalla data in cui essa è disposta, salvi gli effetti conseguenti alle verifiche perio


[1] Legge 6 novembre 2012, n. 190 recante “Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione” novellata – per i commi qui di interesse da 52 a 57 dell’art. 1 – dal decreto legge 24 giugno 2014, n. 90 (convertito con modificazioni dalla L. 11 agosto 2014, n. 114) che ha disposto la modifica del comma 52 e l’introduzione del comma 52-bis all’art. 1 e successivamente dal decreto legge 8 aprile 2020, n. 23 (convertito con modificazioni dalla L. 5 giugno 2020, n. 40) che ha disposto l’abrogazione delle lettere a) e b) del comma 53 e l’introduzione delle lettere i-bis) i-ter) e i-quater).

[2] D.P.C.M. 18 aprile 2013 recante “Modalità per l’istituzione e l’aggiornamento degli elenchi dei fornitori, prestatori di servizi ed esecutori non soggetti a tentativo di infiltrazione mafiosa, di cui all’articolo 1, comma 52, della legge 6 novembre 2012, n. 190” successivamente modificato dal D.P.C.M. 24 novembre 2016 recante “Modifiche al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 18 aprile 2013 per l’istituzione e l’aggiornamento degli elenchi dei fornitori prestatori di servizi ed esecutori non soggetti a tentativo di infiltrazione mafiosa, di cui all’art. 1 comma 52, della legge 6 novembre 2012, n. 190”.

[3] Il decreto legge 8 aprile 2020, n. 23 recante “Misure urgenti in materia di accesso al credito e di adempimenti fiscali per le imprese, di poteri speciali nei settori strategici, nonché’ interventi in materia di salute e lavoro, di proroga di termini amministrativi e processuali” (convertito con modificazioni dalla L. 5 giugno 2020, n. 40) ha disposto l’abrogazione delle lettere a) e b) dell’art. 1, comma 53 della legge n. 190 del 2012 e l’introduzione delle lettere i-bis) i-ter) e i-quater). In precedenza il comma 53 prevedeva: “53. Sono definite come maggiormente esposte a rischio di infiltrazione mafiosa le seguenti attività: a) trasporto di materiali a discarica per conto di terzi; b) trasporto, anche transfrontaliero, e  smaltimento di rifiuti per conto di terzi; c) estrazione, fornitura e trasporto di terra e materiali inerti; d) confezionamento, fornitura e trasporto di calcestruzzo e di bitume; e) noli a freddo di macchinari; f) fornitura di ferro lavorato; g) noli a caldo; h) autotrasporti per conto di terzi; i) guardiania dei cantieri”.

[4] Art. 1, comma 52, della legge n. 190 del 2012, comma modificato dal decreto legge 24 giugno 2014, n. 90, cit.

[5] Il comma 52 dell’art. 1 della l. n. 190 del 2012 fa riferimento ai soggetti di cui all’art. 83, commi 1 e 2, del d.lgs. n. 159 del 2011 (Codice antimafia) ovvero ai soggetti obbligati ad acquisire la documentazione antimafia che sono i seguenti: le pubbliche amministrazioni e gli enti pubblici, anche costituiti in stazioni uniche appaltanti, gli enti e le aziende vigilati dallo Stato o da altro ente pubblico e le società o imprese comunque controllate dallo Stato o da altro ente pubblico, i concessionari di lavori o di servizi pubblici ed i contraenti generali.

[6] Art. 1, comma 52 bis, della legge n. 190 del 2012, comma introdotto dal decreto legge 24 giugno 2014, n. 90 recante “Misure urgenti per la semplificazione e la trasparenza amministrativa e per l’efficienza degli uffici giudiziari” (convertito con modificazioni dalla L. 11 agosto 2014, n. 114).

[7] Così anche l’art. 7 rubricato “Equipollenza dell’iscrizione nell’elenco”, comma 1, del d.p.c.m. 18 aprile 2013, come sostituito dal d.p.c.m. 24 novembre 2016.

[8] Art. 3 bis, c. 3, del d.p.c.m. 18 aprile 2013 (introdotto dal d.p.c.m.  24 novembre 2016)

[9] Art. 91, comma 7-bis, del d.lgs. n. 159 del 2011: “Ai fini dell’adozione degli ulteriori provvedimenti di competenza di altre amministrazioni, l’informazione antimafia interdittiva, anche emessa in esito all’esercizio dei poteri di accesso, è tempestivamente comunicata anche in via telematica: a) alla Direzione nazionale antimafia e ai soggetti di cui agli articoli 5, comma 1, e 17, comma 1; b) al soggetto di cui all’articolo 83, commi 1 e 2, che ha richiesto il rilascio dell’informazione antimafia; c) alla camera di commercio del luogo dove ha sede legale l’impresa oggetto di accertamento; d) al prefetto che ha disposto l’accesso, ove sia diverso da quello che ha adottato l’informativa antimafia interdittiva; e) all’osservatorio centrale appalti pubblici, presso la direzione investigativa antimafia; f) all’osservatorio dei contratti pubblici relativi ai lavori, servizi e forniture istituito presso l’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici, ai fini dell’inserimento nel casellario informatico di cui all’articolo 7, comma 10, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, e nella Banca dati nazionale dei contratti pubblici di cui all’articolo 62-bis del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82; g) all’Autorità garante della concorrenza e del mercato per le finalità previste dall’articolo 5-ter del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27; h) al Ministero delle infrastrutture e trasporti; i) al Ministero dello sviluppo economico; l) agli uffici delle Agenzie delle entrate, competenti per il luogo dove ha sede legale l’impresa nei cui confronti è stato richiesto il rilascio dell’informazione antimafia”.

[10] Decreto-legge 6 novembre 2021, n. 152 Disposizioni urgenti per l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) e per la prevenzione delle infiltrazioni mafiose”, convertito con modificazioni dalla L. 29 dicembre 2021, n. 233.


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