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LE PERSONE GIURIDICHE

LE PERSONE GIURIDICHE

di Luciana Gai

Estratto da Manuale della Legislazione Prefettizia 2023, edizioni JusToWin 2023

Sommario: 1. Premesse – 2. Le teorie sulla natura giuridica delle persone giuridiche – 3. La distinzione tra associazioni e fondazioni – 4. Il riconoscimento da parte dello Stato – 4.1. I presupposti del riconoscimento – 4.2. Il procedimento amministrativo relativo al riconoscimento della personalità giuridica – 5. Atto costitutivo e Statuto – 6. Gli organi delle persone giuridiche – 7. Le organizzazioni senza personalità giuridica – 8. Il controllo dell’autorità governativa sulle fondazioni – 9. L’estinzione – Appendice integrativa.

  1. Premesse.

Gli ordinamenti giuridici moderni riconoscono come soggetto di diritto l’uomo singolo (persona “fisica”), ma anche le entità sociali, denominate “persone giuridiche”. Esse consentono di perseguire scopi che trascendono la vita e le possibilità singole individuali.

La persona giuridica può definirsi[1] come un organismo unitario, considerato dall’ordinamento tra i soggetti di diritto; si tratta di un ente fornito di propria capacità giuridica distinto dalle persone fisiche che concorrono a formarlo.

  • Le teorie sulla natura giuridica delle persone giuridiche.

La dottrina ha elaborato alcune teorie sulla natura giuridica delle persone giuridiche e le tesi si muovono su due opposte direzioni: una è quella della realtà (naturale o giuridica) del fenomeno e l’altra è quella della finzione.

Una prima teoria, di matrice tedesca, considera le persone giuridiche una realtà naturale, poiché, al pari delle persone fisiche, esse esistono come soggetti riconosciuti dal diritto, che sono enti reali con propria vita e propria volontà.

A tale teoria è stato obiettato che la volontà può essere attribuita solo all’uomo e non a quelle collettività che sono soggetti, solo perché elevati ad unità dal diritto.

Secondo altra teoria, la persona giuridica non esiste, ma è una mera fictio iuris. Solo le persone fisiche sono capaci di intendere e di volere e pertanto la concessione del legislatore dell’attributo di persona non può che costituire una finzione della legge. Anche questa teoria non è andata esente da critiche poiché ignora l’esistenza di realtà giuridiche.

Sembra preferibile la teoria – prevalente in dottrina – della realtà giuridica, secondo la quale le persone giuridiche sono realtà considerate dall’ordinamento, con volontà propria diversa da quella dei propri componenti, per il raggiungimento di scopi comuni o superiori, riconosciuti dal diritto. Tale teoria riconosce il substrato materiale (uomini e beni) e su questo la qualificazione come persona conferita dal diritto.

  • La distinzione tra associazioni e fondazioni.

Il libro I, titolo II del codice civile disciplina le persone giuridiche.

Tale libro contiene, nello specifico, la disciplina delle associazioni riconosciute e delle fondazioni, da un lato, e quella delle associazioni non riconosciute e dei comitati, dall’altro.

Tra gli enti no profit, quindi, il codice civile annovera le associazioni, le fondazioni ed i comitati.

Gli elementi che contraddistinguono questi organismi di diritto privato sono: l’elemento materiale, costituito dalle persone (elemento prevalente nelle associazioni), o dai beni conferiti o destinati per il raggiungimento dello scopo; l’assenza di uno scopo di lucro; l’elemento formale, consistente nel riconoscimento della personalità giuridica, che caratterizza quelle formazioni sociali di natura privatistica iscritte nel Registro delle Persone Giuridiche.

I tratti differenziali tra associazioni e fondazioni riguardano l’elemento personale, nelle prime preponderante; lo scopo, interno nelle associazioni ed esterno nelle fondazioni, e l’atto costitutivo, un contratto nelle associazioni e un atto unilaterale nelle fondazioni.

  • Il riconoscimento da parte dello Stato.

Prima dell’entrata in vigore del D.P.R. 10 febbraio 2000, n. 361, sotto la vigenza dell’art. 12 c. c., abrogato dall’art. 11 del D.P.R. n. 361/2000, a norma dell’art. 20, comma 8, L. 15 marzo 1997, n. 59, le associazioni, le fondazioni e le altre istituzioni di carattere privato acquistavano la personalità giuridica mediante il riconoscimento concesso con Decreto del Presidente della Repubblica.

Esso consisteva in un atto di natura discrezionale, con cui l’autorità governativa competente ratione materiae, in base allo scopo dell’ente, decideva se attribuire o meno il riconoscimento, concesso appunto con D.P.R., con successiva iscrizione dell’ente nel Registro delle Persone Giuridiche, detenuto presso la cancelleria del Tribunale.

L’iscrizione nel registro, pertanto, era successiva al provvedimento di concessione ed aveva natura dichiarativa.

L’autorità di Governo, chiamata a decidere, doveva in particolare valutare il merito dell’operazione effettuata dal privato, l’opportunità dell’iniziativa e la sua utilità sociale.

Dopo l’entrata in vigore del D.P.R. n. 361/2000, secondo parte della dottrina, tale sistema di riconoscimento di tipo concessorio muta in un sistema di riconoscimento normativo, basato cioè sull’esistenza dei soli presupposti di legge e sull’iscrizione dell’ente negli appositi registri istituiti presso le Prefetture e tenuti sotto il controllo del Prefetto (art. 1, D.P.R. n. 361/2000).

La maggior parte della dottrina e della giurisprudenza ritiene che l’iscrizione nel Registro delle Persone Giuridiche, che prima dell’entrata in vigore del Regolamento aveva natura di pubblicità dichiarativa, abbia assunto carattere di pubblicità costitutiva, poiché il riconoscimento attualmente si consegue con l’iscrizione nel Registro e non come avveniva in passato, con provvedimento di natura discrezionale.

La personalità giuridica può essere quindi acquisita dagli enti senza scopo di lucro attraverso l’iscrizione in apposito Registro delle Persone Giuridiche, ma non può essere assunta dagli enti che non l’hanno chiesta o che, pur avendo presentato l’istanza per il riconoscimento della personalità giuridica, non l’hanno ottenuta. In questi casi, contemplati nel libro I, titolo II, capo III (Delle associazioni non riconosciute e dei comitati), l’ente costituisce comunque un soggetto di diritto, ma non acquista un’autonomia patrimoniale perfetta.

Il riconoscimento della personalità giuridica determina, infatti, delle rilevanti conseguenze sul piano patrimoniale.

L’ente, in particolare, acquista un’autonomia patrimoniale perfetta, che comporta la netta suddivisione tra il patrimonio dell’organismo di diritto privato e il patrimonio di coloro che hanno costituito il soggetto giuridico. Le persone giuridiche, pertanto, hanno sia la soggettività giuridica, cioè la capacità giuridica e di agire, ma anche la personalità, cioè l’autonomia patrimoniale.

La domanda per il riconoscimento, sottoscritta dal fondatore o da coloro che abbiano la rappresentanza dell’ente deve essere presentata alla Prefettura nella cui provincia è stabilita la sede dell’ente. I richiedenti depositano in particolare in Prefettura una copia autentica dell’atto costitutivo e dello Statuto e la Prefettura rilascia un certificato che attesta la data di avvenuto deposito.

4.1. I presupposti del riconoscimento.

Secondo quanto stabilisce l’art. 1, comma 3, del D.P.R. n. 361/2000, i presupposti per l’acquisto della personalità giuridica sono: l’osservanza delle condizioni previste da norme di legge o di regolamento per la costituzione dell’ente, la possibilità e liceità dello scopo e che il patrimonio risulti adeguato per la sua realizzazione.

La prova della consistenza patrimoniale deve essere data a mezzo di idonea documentazione allegata alla domanda.

L’art. 1, comma 5, del decreto citato afferma che il Prefetto provvede all’iscrizione entro il termine di centoventi giorni dalla data della presentazione della domanda.

Il decreto ha inoltre attribuito all’inerzia della Pubblica Amministrazione la natura di silenzio-diniego: “Se ….. il prefetto non comunica ai richiedenti il motivato diniego ovvero non provvede all’iscrizione, questa si intende negata.”

Alla luce di quanto sopra esposto, è evidente che il regolamento ha voluto indicare i presupposti, al fine di limitare notevolmente la discrezionalità dell’autorità competente, introducendo una serie di elementi la cui sussistenza deve essere rilevata dal Prefetto: il rispetto delle condizioni previste dalla legge, e cioè il perseguimento di uno scopo non lucrativo, la possibilità o la liceità dello scopo e l’adeguatezza del patrimonio rispetto allo scopo.

Ciò nonostante, permane, secondo un’attenta analisi, la discrezionalità amministrativa in ordine alla valutazione dell’adeguatezza del patrimonio rispetto allo scopo, ma anche, secondo parte della dottrina, in relazione alla rilevanza e meritevolezza dei fini perseguiti.

Il Decreto, infatti, attribuisce alla Pubblica Amministrazione il potere di rilevare “ragioni ostative” all’iscrizione nel Registro delle Persone Giuridiche, ma non identifica affatto le ipotesi ed i casi, in presenza dei quali, la Prefettura può richiedere l’integrazione della documentazione presentata.

Poiché il regolamento non definisce le condizioni, in presenza delle quali la Prefettura può chiedere ulteriori documenti, si può ritenere che permanga una certa discrezionalità in capo all’Amministrazione in relazione alla concessione della personalità giuridica.

4.2. Il procedimento amministrativo relativo al riconoscimento della personalità giuridica.

Come già anticipato, secondo il disposto dell’art. 1, comma 2, del D.P.R. n. 361/2000 la domanda per il riconoscimento di una persona giuridica, sottoscritta dal fondatore o da coloro ai quali è conferita la rappresentanza dell’ente, è presentata alla Prefettura nella cui Provincia è stabilita la sede dell’ente.

Entro il termine di centoventi giorni dalla presentazione della domanda, il Prefetto provvede all’iscrizione nel Registro. L’autorità competente può, inoltre, sempre nel termine di centoventi giorni dalla presentazione della domanda, comunicare le ragioni ostative all’iscrizione o chiedere di presentare ulteriore documentazione e il richiedente ha, a disposizione, trenta giorni per depositare memorie e documenti. Se nei successivi trenta giorni il Prefetto non comunica ai richiedenti il motivato diniego o non provvede all’iscrizione, si forma un silenzio-diniego, e quindi l’iscrizione si intende negata.

Per quanto concerne, inoltre, il riconoscimento delle fondazioni istituite per testamento, l’art. 1, comma 7, stabilisce che, in caso di ingiustificata inerzia del soggetto che può presentare la domanda, il riconoscimento può essere concesso, d’ufficio, dal Prefetto.

Tale disposizione deve essere letta in combinato disposto con l’art. 3 disp. att. c.c., ancora vigente, che pone, a carico del Notaio, che interviene per la stipulazione di atti tra vivi ovvero per la pubblicazione di testamenti, con i quali si dispongono fondazioni o si fanno donazioni o lasciti in favore di enti da istituire, di farne denunzia al Prefetto entro trenta giorni.

La denunzia deve contenere gli estremi essenziali dell’atto, il testo letterale concernente la liberalità, l’indicazione degli eredi e della loro residenza.

  • Atto costitutivo e Statuto.

Le associazioni e le fondazioni, ex art. 14 c.c., devono essere costituite con atto pubblico.

Il contratto volto a costituire l’associazione è l’atto costitutivo. Esso si caratterizza per la comunione di scopo e per la clausola di apertura, trattandosi di contratto aperto, figura espressamente voluta dal legislatore ai sensi dell’art. 1332 c.c., nel senso che ad esso possono successivamente aderire altre parti.

Accanto all’atto costitutivo, che dà vita all’ente, vi è lo statuto, che è necessario per la regolamentazione particolareggiata degli strumenti da adottare per raggiungere lo scopo e le norme per il funzionamento dell’associazione.

L’atto costitutivo della fondazione è invece un negozio tipico, unilaterale e non recettizio, definito negozio di fondazione e disciplinato dall’art. 14 c.c.

Esso può essere un atto inter vivos o a causa di morte e, infatti, il comma 2 stabilisce che (a differenza dell’associazione), la fondazione può essere disposta anche con testamento. La fondazione quindi può essere costituita con testamento pubblico, ma anche con testamento olografo, che, alla morte deltestatore, sarà pubblicato dal Notaio e costituirà titolo per poter ottenere il riconoscimento della fondazione.

In realtà, con riferimento alle fondazioni, la dottrina distingue il negozio di fondazione dal negozio di dotazione patrimoniale.

Il primo costituisce la fondazione, definendone denominazione, sede, ordinamento, organizzazione, patrimonio, scopo e ha natura giuridica di atto unilaterale a contenuto non patrimoniale, mentre il secondo definisce il patrimonio dell’ente per il perseguimento dello scopo indicato nell’atto costitutivo.

Si ritiene che il negozio di dotazione abbia natura di negozio giuridico unilaterale a titolo gratuito, con il quale si destina un bene al perseguimento di uno scopo predefinito, che consiste nella realizzazione di un vantaggio per soggetti estranei e, pertanto, che ad esso si possano applicare le norme sulla donazione indiretta e, in particolare, quella sulla revocazione per sopravvenienza di figli, nonché le disposizioni sulla riduzione per integrare la quota dovuta ai legittimari (art. 809 c.c.).

L’atto costitutivo e lo Statuto possono contenere le norme relative all’estinzione dell’ente, alla devoluzione del patrimonio e anche quelle relative alla sua trasformazione.

Ci si pone inoltre il problema se la fondazione debba avere o meno uno scopo di utilità sociale.

L’ art 28 c.c., infatti, prescrive: “Quando lo scopo è esaurito o divenuto impossibile o di scarsa utilità, o il patrimonio è divenuto insufficiente, l’autorità governativa, anziché dichiarare estinta la fondazione, può provvedere alla sua trasformazione, allontanandosi il meno possibile dalla volontà del fondatore.” Lo scopo della fondazione, quindi, secondo il disposto dell’art. 28 c.c., deve essere utile.

La trasformazione non è ammessa quando i fatti, che vi darebbero luogo, sono considerati nell’atto di fondazione come causa di estinzione della persona giuridica e di devoluzione dei beni a terze persone.

L’autorità pubblica non può trasformare la fondazione se il fondatore ha considerato la scarsa utilità sopravvenuta dello scopo come causa di estinzione della persona giuridica e di devoluzione dei beni a terzi. La norma comunque si riferisce alla scarsa utilità richiamando un concetto generale.

Uno scopo, a ben vedere, può dirsi scarsamente utile sia in relazione ad una finalità pubblica sia ad un fine privato. Si dimostra, in questo modo, che è venuto meno il controllo governativo sull’utilità sociale, proprio perché non sussiste alcuna norma che impone tale finalità della fondazione.

Nelle vicende successive all’iscrizione della fondazione nel Registro delle Persone Giuridiche, quindi, è decisiva la volontà del fondatore, che può disporre, a determinate condizioni, dei propri beni. E’ infatti da considerare che una disposizione di carattere generale che escludesse il rispetto della volontà del fondatore, in ordine alla destinazione ulteriore dei beni, potrebbe essere pericolosa e non conveniente, perché determinerebbe un impulso contrario allo spirito di beneficienza, che invece dovrebbe manifestarsi liberamente.

Il fondatore può, pertanto, decidere in ordine all’estinzione della fondazione e alla devoluzione dei beni a terze persone e, in tal caso, l’autorità governativa non può procedere alla trasformazione. Egli può, inoltre, dettare delle norme sulla trasformazione nell’atto costitutivo e nello statuto della fondazione.

  • Gli organi delle persone giuridiche.

Organi dell’associazione sono l’assemblea e gli amministratori.

L’assemblea è prevista solo per le associazioni (art. 20 cod. civ.) ed è un organo collegiale con funzione deliberante, al quale partecipano tutti gli associati. Ad essa spettano le decisioni relative alla vita, all’attività e alla disciplina dell’ente, ed è convocata dagli amministratori.

La fondazione è, in particolare, un ente no profit, disciplinato nel libro I, titolo II, capo II del c.c., i cui elementi strutturali sono l’elemento materiale, cioè il patrimonio, e un elemento formale, ossia il riconoscimento della personalità giuridica.

Unico organo necessario della fondazione è quello amministrativo.


[1]Trabucchi, Istituzioni di diritto civile, Padova, 2004, pag. 283 e ss.


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