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LO STATO DI EMERGENZA E IL POTERE DI ORDINANZA

LO STATO DI EMERGENZA E IL POTERE DI ORDINANZA[1]

di Silvia Riccetti e Arianna Scibilia

Estratto da Manuale della Legislazione Prefettizia 2023 edizioni JusToWin.

SOMMARIO: 1. Lo stato di emergenza – 2. Il sistema di salvaguardia e protezione – 2.1 Tipologie di emergenze – 3. La pandemia da Covid-19: premessa sulle misure adottate dal governo italiano – 3.1 L’applicabilità della disciplina della protezione civile alla pandemia da Covid-19 – 3.2 Il modello del D.Lgs 1/18 – 3.3 Il superamento del modello del D.Lgs 1/18 – 3.4 Gli atti concretamente adottati: l’utilizzo dei DPCM – 3.5 Segue. Le ordinanze dei Presidenti di Regione ai tempi della pandemia – 3.6 Il caso Marche – 3.7 Le ordinanze dopo il d.l. 19 del 25 marzo 2020 – 3.8 I nuovi margini di intervento regionale dopo il d.l. 33 del 16 maggio 2020 – 3.9 Profili di costituzionalità delle ordinanze dei Presidenti delle Regioni – 4. L’approccio precauzionale nella prevenzione e pianificazione dell’emergenza – 4.1 Il principio di precauzione e il test di proporzionalità – 4.2 I principi di precauzione e proporzionalità nell’ordinamento interno – 4.3 La prevenzione – 4.4 Il bilanciamento dei diritti – 4.5 Il diritto alla salute – 4.6 Il nucleo essenziale dei diritti inviolabili –  5. Il concetto di ordinanza – 6. Le ordinanze di necessità ed urgenza – 6.1 Il diritto dell’emergenza – 6.2 Gli strumenti dell’ordinamento statutario – 6.3 L’intervento della Costituzione: gli orientamenti della Corte Costituzionale – 6.4 I provvedimenti del diritto dell’emergenza – 6.5 Il rapporto con il principio di legalità – 7. Il potere di ordinanza nel Codice della protezione civile – 7.1 Origini e tipizzazioni legislative – 7.2 Genesi della disciplina in materia di protezione civile – 7.3 Le competenze concorrenti – 8.4 Il Decreto Legislativo n. 1 del 2018 – 8.5 Il bene giuridico protetto – 7.6 La fase prodromica: lo stato di mobilitazione – 7.7 La dichiarazione dello Stato di emergenza – 7.8 La disciplina dei grandi eventi – 7.9 L’inquadramento dei grandi eventi nella normativa nazionale- 8. Limiti ed esercizio del potere di ordinanza – Appendice integrativa. 

1. Lo stato di emergenza.

Il nuovo codice di Protezione civile disciplina la fase relativa all’attivazione dello stato di emergenza agli artt. 23 e ss.

L’art. 23, per l’appunto, rubricato Mobilitazione del Servizio Nazionale della Protezione Civile, prevede che in occasione o in vista di eventi di cui all’art. 7 che, per l’eccezionalità della situazione, possono manifestarsi con intensità tale da compromettere la vita, l’integrità fisica o beni di primaria importanza, il Presidente del CdM, con proprio decreto da adottarsi su proposta del Presidente del Dipartimento di PC, su richiesta del Presidente della Regione o della Provincia Autonoma interessata che attesti il pieno dispiegamento delle risorse territoriali disponibili, dispone la mobilitazione straordinaria del Servizio Nazionale di P.C. a supporto dei sistemi regionali interessati mediante il coinvolgimento coordinato delle colonne mobili delle altre Regioni e Province Autonome e del volontariato organizzato di P.C.

Il Dipartimento di P.C. assicura il coordinamento dell’intervento del Servizio nazionale a supporto delle autorità regionali di protezione civile, allo scopo di concorrere ad assicurare l’assistenza e il soccorso alle popolazioni interessate. Nel caso in cui, a seconda dell’intensità dell’evento, non intervenga la deliberazione dello stato di emergenza di rilievo nazionale (eventi di tipo a) o b)), viene disposta la cessazione dello stato di mobilitazione e con Decreto del Capo Dipartimento della P.C. vengono assegnati contributi per il concorso alla copertura degli oneri finanziari sostenuti dalle componenti e strutture operative del Servizio nazionale mobilitate. Qualora invece, al verificarsi di eventi che, in seguito ad una valutazione speditiva svolta dal Dipartimento della P.C. sulla base dei dati e delle informazioni disponibili e in raccordo con le Regioni e Province Autonome interessate, presentano i requisiti di cui all’art. 7, c. 1 l. c), ovvero nella loro imminenza, il Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente del C.d.M., formulata anche su richiesta del Presidente della Regione o Provincia Autonoma interessata o comunque acquisitane l’intesa, delibera lo Stato di emergenza di rilievo nazionale.

La delibera individua dunque la tipologia di rischio, dando una definizione temporale e territoriale dell’evento, nonché dettando al tempo stesso la durata dello stato di emergenza e lo stanziamento delle risorse per l’avvio dei primi interventi, nel caso di eventi di tipo a) o b).

Ai sensi del comma 2 dell’art. 24, a seguito della valutazione dell’effettivo impatto dell’evento calamitoso,  effettuata congiuntamente dal Dipartimento della protezione civile e dalle Regioni e  Province autonome  interessate, sulla  base di una relazione del Capo del Dipartimento della protezione civile, il Consiglio dei ministri individua, con una o più deliberazioni, le ulteriori risorse finanziarie necessarie per il completamento delle attività di cui  all’articolo 25, comma 2, lettere a), b) e c), e per l’avvio degli interventi più  urgenti di cui alla lettera d) del  medesimo comma  2,  autorizzando  la  spesa nell’ambito del Fondo per le emergenze nazionali di cui  all’articolo 44.

La durata dello stato di emergenza viene fissata nel comma 3 del medesimo articolo in non più di dodici mesi, prorogabili per ulteriori dodici. Inizialmente, con il D.L. 15 maggio 2012, n. 59, convertito con modificazioni nella L. 12 luglio 2012 n.100, era stata operata una drastica riduzione del termine di vigenza dello stato di emergenza, pari a tre mesi prorogabili per ulteriori tre mesi, poi estesi a sei mesi, prorogabili per ulteriori sei con il D.L. n. 93 del 14 agosto 2013, convertito dalla legge n. 112 del 14 ottobre 2013.

L’eventuale revoca anticipata dello stato di emergenza di rilievo nazionale, ai sensi del comma 5 art. 24 è deliberata seguendo la stessa procedura per la dichiarazione dello stato di emergenza.

Di rilievo è la previsione contenuta nel comma 5 della disposizione, secondo cui è escluso il controllo preventivo di legittimità ai sensi dell’art. 3 della L. 14 gennaio 1994 n. 20 e s.m.i. in relazione alle deliberazioni dello stato di emergenza di rilievo nazionale.

L’art. 25 si occupa di individuare i provvedimenti utilizzati per il coordinamento dell’attuazione degli interventi da effettuare durante lo stato di emergenza di rilievo nazionale. Si tratta delle ordinanze di protezione civile, provvedimenti da adottarsi in deroga ad ogni disposizione vigente, nei limiti e con le modalità indicati nella deliberazione dello stato di emergenza e nel rispetto dei principi generali dell’ordinamento giuridico e delle norme dell’Unione europea. Le ordinanze sono emanate acquisita l’intesa delle Regioni e Province autonome territorialmente interessate e, ove rechino deroghe alle leggi vigenti, devono contenere l’indicazione delle principali norme a cui si intende derogare e devono essere specificamente motivate.

Anche in tal caso, le predette ordinanze sono sottratte al controllo preventivo di legittimità ai sensi della L. 20/1994 e nei primi trenta giorni dalla dichiarazione dello stato di emergenza non sono neanche soggette al concerto del Ministero dell’economia e delle Finanze per i profili di tipo finanziario.

Ai fini del coordinamento dell’attuazione di tali ordinanze, con i medesimi provvedimenti possono essere nominati Commissari delegati che operano in regime straordinario fino alla cessazione dello stato di emergenza. Ove ciò avvenga, il relativo provvedimento di nomina deve contenere l’oggetto specifico dell’incarico e il suo contenuto, i tempi e le modalità del suo esercizio. Nessun compenso è previsto, per l’esercizio delle funzioni attribuite con le ordinanze di protezione civile né al Capo Dipartimento né ad eventuali Commissari delegati.

Il rientro nelle condizioni ordinarie è disciplinato dall’art. 26 del Codice, nel quale è previsto che “almeno trenta giorni prima della scadenza dello stato di emergenza di rilievo nazionale, è adottata apposita ordinanza volta a favorire e regolare il proseguimento dell’esercizio delle funzioni commissariali in via ordinaria nel coordinamento degli interventi, conseguenti all’evento, pianificati e non ancora ultimati. Ferma in ogni caso l’inderogabilità dei vincoli di finanza pubblica, con tale ordinanza possono essere altresì emanate, per la durata massima di sei mesi non prorogabile e per i soli interventi connessi all’evento, disposizioni derogatorie, nel rispetto dei principi generali dell’ordinamento giuridico e delle norme dell’Unione europea, in materia di affidamento di lavori pubblici e di acquisizione di beni e servizi nonché per la   riduzione di termini analiticamente individuati”.

Al fine di dare avvio all’attuazione delle prime misure per far fronte ai danni occorsi al patrimonio pubblico, privato ed alle attività economiche e produttive, in attuazione della lettera e) del comma 2 dell’art. 25, relativamente alle ricognizioni dei fabbisogni completate dai Commissari delegati e trasmesse al Dipartimento della Protezione civile, con apposite deliberazioni del Consiglio dei Ministri, da adottarsi in attuazione del disposto della lettera f) del citato art. 25, si provvede all’individuazione delle modalità di concessione di agevolazioni, contributi e forme di ristoro in favore dei soggetti pubblici, privati e attività economiche e produttive danneggiate.

  • Il sistema di salvaguardia e protezione

Nella definizione che si è data del complesso di attività facenti capo al Servizio Nazionale della Protezione Civile, connotate da tutto ciò che mira alla salvaguardia della vita, dell’integrità fisica, dei beni, degli insediamenti, degli animali e dell’ambiente dai danni o dal pericolo di danni derivanti da eventi calamitosi di origine naturale o derivanti dall’attività dell’uomo, si è già fatto cenno al carattere sistemico di tale organizzazione. Un sistema policentrico formato da componenti e da strutture operative.

L’art. 4 del D.lgs. 1/2018 individua le componenti nelle Amministrazioni centrali dello Stato, nelle Regioni e Province Autonome, nonché negli enti di area vasta, province, città metropolitane e comuni, secondo il principio di sussidiarietà verticale, alla stregua del quale l’attribuzione delle responsabilità pubbliche segue il criterio della vicinanza territoriale ai cittadini interessati, prevedendo che lo Stato intervenga solo dove e quando gli enti territoriali non riescano a provvedere.

Le strutture operative sono invece elencate all’art. 13 del Codice. Si tratta del Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco, delle Forze armate, delle Forze di polizia,  della comunità scientifica, delle strutture del Servizio Sanitario nazionale, del volontariato, della Croce Rossa, del Corpo Nazionale del Soccorso Alpino e speleologico, del Sistema Nazionale per la protezione dell’ambiente, delle Strutture per la gestione dei servizi metereologici nazionali, delle articolazioni centrali e periferiche del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo, nonché da ultimo dei cittadini, enti pubblici, ordini e i collegi professionali e ogni altra istituzione pubblica o privata.

A livello nazionale, il Presidente del Consiglio dei Ministri (art. 5 D.lgs. 1/2018), quale titolare delle politiche nazionali, si avvale da un lato del Dipartimento della P.C. (art. 8 D.lgs. 1/2018) nell’esercizio della funzione di indirizzo e coordinamento del Servizio nazionale, nonché per assicurare l’unitaria rappresentanza presso l’Unione Europea e gli organismi internazionali in materia di protezione civile; dall’altro delle Prefetture- Uffici Territoriali del Governo per tutto ciò che concerne l’attuazione a livello periferico delle previsioni di settore.

A livello regionale e comunale, invece, il Presidenti delle Regioni o delle Province Autonome e i singoli Sindaci (art. 6 D.lgs. 1/2018) si avvalgono rispettivamente delle regioni/province autonome e dei comuni, anche in forma aggregata, nonché delle province o delle città metropolitane quali enti di area vasta.

Le citate autorità, per il tramite delle strutture operative, sono chiamate a porre in essere quattro principali attività, di cui all’art. 2 del Codice: la previsione, la prevenzione, la gestione dell’emergenza e il superamento della stessa.

Le prime due identificano, rispetto al passato, il proprium del sistema di protezione civile, connotandosi come fasi proprie dei periodi di “pace”: la prima è l’insieme delle attività, svolte anche con il concorso della comunità scientifica, tecnica e amministrativa, di identificazione e studio, anche dinamico, degli scenari di rischio possibili, per le esigenze di allertamento del Servizio nazionale e di pianificazione di PC.  La seconda comprende l’insieme delle attività strutturali e non strutturali, svolte anche in forma integrata, dirette a evitare o a ridurre la possibilità che si verifichino danni conseguenti a eventi calamitosi anche sulla base delle conoscenze acquisite con le attività di previsione.

La fase di gestione dell’emergenza rappresenta il fulcro dell’attività di protezione civile, quella di tipo propriamente operativo e rappresenta l’insieme integrato e coordinato delle misure e degli interventi di soccorso e assistenza alle popolazioni e agli animali colpiti dagli eventi calamitosi e la riduzione del relativo impatto, anche mediante interventi indifferibili e urgenti ed il ricorso a procedure semplificate, e la relativa attività di informazione alla popolazione.

L’ultima fase, quella relativa al superamento dell’emergenza, si connota per l’attuazione coordinata delle misure per rimuovere gli ostacoli alla ripresa delle normali condizioni di vita e di lavoro, per ripristinare i servizi essenziali e per ridurre il rischio residuo nelle aree colpite dagli eventi calamitosi, oltre che alla ricognizione dei fabbisogni per il ripristino delle strutture e delle infrastrutture pubbliche e private danneggiate, nonché dei danni subiti dalle attività economiche e produttive, dai beni culturali e dal patrimonio edilizio.

Se la previsione, dunque, consiste nella cognizione delle tipologie di rischi (art. 16 c. 1-2 D.lgs. 1/2018), distinti in:

  • naturali (idraulico-idrogeologico, sismico, vulcanico, incendi boschivi e d’interfaccia, maremoti)
  • antropici (tecnologici-industriali, radiologici-nucleari, di infrastrutture e trasporti),

la prevenzione, invece, è la fase in cui già iniziano ad esplicarsi le competenze prefettizie.

Qui si deve ulteriormente distinguere tra:

  • prevenzione strutturale, ovvero tutte le attività di partecipazione all’elaborazione di linee di indirizzo nazionali e regionali per la definizione di politiche di prevenzione strutturale dai rischi, di partecipazione alla programmazione di interventi di mitigazione, di esecuzione di interventi strutturali di mitigazione in caso di eventi calamitosi, azioni integrate di prevenzione strutturale e non strutturale;
  • prevenzione non strutturale: pianificazione di protezione civile, formazione degli operatori, esercitazioni, diffusione della cultura di protezione civile, informazione alla popolazione, comunicazione in emergenza, raccordo tra pianificazione di P.C. e pianificazioni territoriali, misure di autoprotezione, sistemi di allertamento, applicazione della normativa tecnica.

2.1 Tipologie di emergenze

Nel riordinare la materia, l’attuale codice, mantenendo in parte la classificazione preesistente, distingue all’art. 7 le emergenze in tre diverse tipologie:

  • a) connesse a eventi che possono essere fronteggiati mediante interventi attuabili, dai singoli enti e amministrazioni competenti, in via ordinaria;
  • b) emergenze che per intensità o estensione comportano l’intervento di più enti e amministrazioni, da fronteggiare con mezzi e poteri straordinari da impiegare durante limitati e predefiniti periodi di tempo, disciplinati dalle Regioni e dalle Province autonome;
  • c) emergenze di rilievo nazionale che, per intensità o estensione, debbono, con immediatezza di intervento, essere fronteggiate con mezzi e poteri straordinari da impiegare durante limitati e predefiniti periodi di tempo ai sensi dell’art. 24.

Una volta definita la tipologia di evento, a seconda dell’intensità dello stesso si potrebbe rendere necessario affrontare la fase di gestione dell’emergenza e di superamento della stessa all’interno di specifici centri decisionali.

Secondo il principio di sussidiarietà, che opera anche nella distinzione delle funzioni tra i predetti centri, si distingue tra:

  • Comitato operativo di protezione civile: assicura la direzione unitaria e il coordinamento delle attività di emergenza a livello centrale. E’ presieduto dal Capo del Dipartimento ed è composto da rappresentanti di tutte le Componenti e le Strutture operative del sistema;
  • DI.COMA.C (Direzione di COMAndo e Controllo): struttura centrale mobile attivata solo a seguito di grandi calamità. Si tratta di un Comitato Operativo che si riunisce in sede locale e non a Roma;
  • C.O.R. (Centro Operativo Regionale): braccio operativo del Comitato Regionale di Protezione Civile presso la Regione;
  • C.C.S. (Centro Coordinamento Soccorsi): presieduto dal Prefetto; si raccorda in alto con il Comitato Operativo o con la DICOMAC, in basso con il C.O.C./C.O.M. o C.O.I.;
  • C.O.M. o C.O.I. (Centro Operativo Misto o Intercomunale): coordina gli interventi su scala sovra comunale;
  • C.O.C. (Centro Operativo Comunale): coordina gli interventi a livello del singolo Comune.

A fungere da interfaccia tra i centri decisionali e il cratere in cui si è verificato l’evento, le sale operative operano quali strutture di supporto ai centri decisionali.

Queste, infatti, da un lato ricevono le informazioni dalle strutture periferiche dell’area di cratere e le trasmettono al centro decisionale di cui sono serventi (CCS, COC, ecc…); dall’altro trasmettono alle strutture periferiche dell’area di cratere le decisioni assunte dal centro decisionale.

L’organizzazione di tali centri di supporto segue il cd. Metodo Augustus che, sulla base dell’esperienza acquisita nella gestione degli eventi emergenziali, prevede la divisione degli interventi per funzioni di supporto[2] composte da tutti gli enti competenti.

Nel quadro così descritto il Ministero dell’Interno, unitamente al Dipartimento di protezione Civile che ha una funzione di coordinamento di tutte le componenti e strutture operative del servizio, si qualifica quale principale componente nell’ambito dell’Amministrazione statale. Ad esso fanno capo il Corpo Nazionale dei Vigili del fuoco, le Forze di Polizia, quali principali strutture operative del Servizio Nazionale e le Prefetture- U.T.G. che svolgono l’attività di pianificazione a livello provinciale e supportano i Prefetti nella direzione unitaria dei servizi di emergenza nel caso di eventi di tipo b) e c).

Le Prefetture, pertanto, curano in tempo di pace l’attività di prevenzione non strutturale, consistente precipuamente nella redazione e aggiornamento dei piani di emergenza, mentre in caso di evento coordinano le attività di gestione dell’emergenza stessa, tramite la direzione unitaria di tutti i servizi di emergenza a livello provinciale ex art. 9 D.lgs. 1/2018.

Il Prefetto, in caso di eventi di tipo b) o c), o nella loro imminenza, pone in essere le seguenti attività:

  • Garantisce lo scambio informativo con il D.P.C. della P.C.M., le Regioni e i Comuni, secondo quanto previsto dalla pianificazione di protezione civile (art. 18);
  • Nell’immediatezza dell’evento, in raccordo con il Presidente della Regione e coordinandosi con la struttura regionale di protezione civile, assume la direzione unitaria di tutti i servizi di emergenza a livello provinciale;
  • Promuove e coordina l’adozione di provvedimenti per assicurare l’intervento delle strutture dello Stato presenti nella Provincia;
  • Vigila sull’attuazione dei servizi urgenti, anche di natura tecnica, a livello provinciale;
  • Attiva gli enti e le amministrazioni dello Stato anche per i centri di coordinamento provinciale;

Gli articoli successivi disciplinano nel dettaglio le competenze delle Regioni e delle Province Autonome (art. 11) tra le quali la principale è la deliberazione dello stato di emergenza di tipo regionale (art. 24 c. 9) con l’adozione dei connessi provvedimenti (art. 25 c.11), dei Comuni (art. 12 c. 1-3) e dei Sindaci (art. 12 c. 5). A questi ultimi spetta l’adozione di ordinanze contingibili e urgenti ai sensi dell’art. 54 D.lgs. 267/2000, l’informazione alla popolazione sugli scenari di rischio, il coordinamento dell’assistenza alla popolazione colpita nonché l’attuazione della pianificazione di P.C. assicurando il costante flusso informativo con i livelli superiori.  

Merita attenzione, tra le funzioni svolte dal Ministero dell’Interno, l’attività posta in capo al Dipartimento dei Vigili del Fuoco, in relazione a tutto ciò che concerne la parte operativa della gestione dell’emergenza, compresa quella di tipo assistenziale all’interno della Direzione Centrale per la Difesa civile e le Politiche di protezione civile. Ad essa fanno capo i Centri assistenziali di Pronto Intervento (C.A.P.I.)[3], istituiti con Decreto del Ministero dell’Interno che rappresentano delle strutture organizzate di gestione dei materiali assistenziali custoditi all’interno di depositi demaniali[4].

L’attivazione di tali strutture e l’impiego dei materiali rientra nelle competenze del Dipartimento dei VVF al quale devono essere inoltrate le richieste relative all’impiego di tali risorse in caso di eventi di tipo calamitoso opportunamente segnalati al medesimo Dipartimento. Le scorte vengono utilizzate solo nel caso di calamità pubbliche di vasta portata, nelle quali si è di fronte a scenari di tipo c) che prevedono l’intervento dello Stato.

In circostanze eccezionali, tuttavia, non rientranti in eventi emergenziali di protezione civile, è stato comunque mobilitato il supporto operativo dei C.A.P.I., per fronteggiare situazioni non gestibili con mezzi e risorse di tipo ordinario[5] per le quali il supporto consiste nella fornitura del necessario per l’allestimento di tendopoli[6].

In tempo di pace, l’attività della Direzione e degli uffici che gestiscono tali risorse consiste nella manutenzione dei beni e nell’approvvigionamento.

  • La pandemia da Covid-19: premessa sulle misure adottate dal governo italiano

di Arianna Scibilia

I primi interventi del Governo italiano hanno avuto come punto di partenza la dichiarazione dello stato[7] di emergenza, pubblicata sulla gazzetta ufficiale serie generale n. 26 del 1° febbraio 2020 – assunta dalla collegialità dell’organo deliberante (Consiglio dei Ministri)[8] – ed indispensabile per il conferimento dei poteri straordinari.


[1] I paragrafi 1e 2 sono di Silvia Riccetti; i successivi di Arianna Scibilia. L’appendice integrativa è di Serafino Ruscica.

[2] Di seguito l’elenco delle singole funzioni: F.1. Tecnica e di pianificazione; F.2. Sanità, assistenza sociale e veterinaria; F.3. Mass media e informazione, F.4. Volontariato; F.5. Materiali e mezzi; F.6. Trasporti, circolazione e viabilità; F.7. Telecomunicazioni; F.8. Servizi essenziali; F.9. Censimento danni a persone o cose; F.10. Strutture operative; F.11. Enti locali; F.12. Materiali pericolosi; F.13. Assistenza alla popolazione; F.14. Coordinamento Centri Operativi.

[3]  La definizione normativa è contenuta all’art. 27 del D.P.R. n. 66 del 06.02.1981.

[4] Prima del D.lgs. 112/1998 erano presenti n. 16 CAPI in Italia, dislocati nelle varie Regioni; successivamente con D.P.C.M. 12 settembre 2000 sono stati individuati i beni e le risorse finanziarie da trasferire alle Regioni (art. 4 C.A.P.I.) e con il D.P.C.M. del 19 dicembre 2000 sono stati individuati i criteri di ripartizione delle risorse disponibili tra le Regioni in base al D.lgs. 112/98. Il 35% dei beni e delle strutture dei C.A.P.I. è stato assegnato alle Regioni.

[5] Si fa riferimento all’afflusso di profughi dall’Albania, Jugoslavia e Nord Africa; alle esequie di Papa Giovanni Paolo II, ad operazioni di livello internazionale come nel caso della Missione “Arcobaleno”, del terremoto in Iran, dello tsunami nel Sud-est asiatico, nel terremoto in Cina e in Albania. Sono stati del pari utilizzati per le ultime emergenze di tipo nazionale quali il sisma in Abruzzo nel 2009, in Emilia, Lombardia e Veneto nel 2012, nel Lazio, Marche e Umbria del 2016.

[6] Il materiale necessario consiste in tende da 6/8 posti letto, impianto elettrico completo interno ed esterno, padiglioni igienici mobili, eventuali generatori elettrici, tende sociali.

[7] La presa di consapevolezza in ordine alla straordinarietà patogena dell’infezione virale e della sua trasmissibilità è stata rintracciata nella seconda riunione del Comitato di Sicurezza dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) del 30 gennaio 2020. La dichiarazione dello Stato di emergenza è, dunque, stata assunta sulla scorta delle indicazioni fornite dall’OMS.

[8] Il governo, considerando l’impossibilità di fronteggiare la situazione emergenziale con mezzi e poteri ordinari, ha ritenuto sussistenti i presupposti di cui all’art. 7 lett. c) del D.Lgs 1/18.


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